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Archivio storico

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di Vittorio Minervini*

Il Dubbio, 3 marzo 2026

Un’endiadi per dare esatta definizione di ciò che rappresenta oggi Radio Radicale: la cronaca della storia. Una cronaca iniziata cinquant’anni fa, che grazie a Marco Pannella si storicizza nella conservazione di tutte le registrazioni, nella loro intonsa archiviazione. Grazie al suo genio e all’ impegno dei tanti che lo hanno seguito, oggi abbiamo a disposizione 430.000 documenti in diversi formati, che ci restituiscono vivido il presente che abbiamo vissuto, gli eventi più o meno rilevanti che si sono succeduti nell’ ultimo mezzo secolo. L’archivio di quelli che oggi riconosciamo come i più importanti avvenimenti della storia istituzionale, politica, sociale e culturale italiana, non è un museo, ma un corpo che giorno dopo giorno si arricchisce di nuovi elementi di un presente che non svanisce nel passato, delle cui tracce viene conservata memoria. La geniale radicalità di un progetto è consistita nell’ affidare ai cittadini la possibilità di conoscere direttamente il loro vissuto, senza intermediazioni, senza sintesi imposte, senza gerarchie editoriali, e consentire di rivivere un evento nella sua completezza, di ascoltare una voce nel suo tempo, di comprendere il contesto e non soltanto un suo frammento.

Non esistono in alcuna altra parte del mondo esempi simili, nessuno ha sviluppato un archivio sonoro-politico così capillare, continuo e trasversale come Radio Radicale, nessuno ha svolto la funzione di essere memoria vivente del Paese. Ora, nel tempo in cui ogni attimo del vivere è permeato da una intelligenza aliena, della quale sono ignote le fonti alle quali attinge, diviene urgente far sì che la nostra cronaca non sia privata della sua storia, costantemente alimentata dal flusso del presente.

Radio Radicale è archivio della Repubblica. Registra costantemente i lavori parlamentari e quanto accade negli spazi pubblici che abbia rilevanza politica, ciò che possa rappresentare momento di discussione e di dialogo, come in questi giorni di acceso confronto su una questione che appartiene alla più alta politica e che il Parlamento non ha saputo risolvere, affidando alla responsabilità di noi cittadini una difficile e poco intuitiva scelta.

Ma tale imponente attività comporta costi rilevanti, anche per la digitalizzazione dell’immenso patrimonio di dati per consentirne l’accesso, costi che oggi sono in pericolo nella loro copertura. Tale patrimonio non può essere disperso né può essere interrotto il quotidiano lavoro di registrazione. A fronte della attuale ipotesi di tagliare gli indispensabili fondi per un necessario servizio pubblico, svolto con puntualità ed efficienza da Radio Radicale, occorre, in primis a tutti i Parlamentari, il coraggio di levare alta la voce per custodire la nostra identità di Paese, formata nelle quotidianità degli ultimi cinquant’anni e per alimentarne la memoria.

Se ciò non avverrà, dovremo registrare l’incapacità dei nostri rappresentanti nella tutela di tale prezioso patrimonio: sarà allora la società civile a doversi far carico di recuperare le risorse necessarie per conservare, e proseguire nella registrazione della sua cronaca, la storia di questa Repubblica, alla quale, senza insegne o proclami, tanto teniamo.

*Consigliere Nazionale Cnf