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di Valter Vecellio

 

Il Dubbio, 10 maggio 2019

 

Maurizio Bolognetti da settanta giorni è in sciopero della fame per il diritto alla conoscenza ma nessuno ne parla. Nei giorni della morte e del funerale di Massimo Bordin, di Radio Radicale voce storica, sono fioccate promesse, impegni, riconoscimenti. Di concreto? Dopo tanti discorsi, cosa si fa, si intende fare? Non si chiede nulla di rivoluzionario: "solo" di dare corpo al liberale enunciato di Luigi Einaudi: "Conoscere per deliberare". Di consentire ai cittadini, di sapere, e di poter giudicare.

Qualcosa di concreto, per ora, cerca di farla, nella più desolante solitudine, un tipo strano che vive in Basilicata. Il suo nome è Maurizio Bolognetti; da decenni, lui, la moglie Antonietta e pochi altri militanti del Partito Radicale, sono promotori di decine di iniziative politiche in difesa dei diritti civili e umani, e per la salvaguardia dell'ambiente, che in quella piccola regione - come un po' ovunque in Italia, del resto - è quotidianamente minacciato da ogni sorta di speculatori e speculazioni. Questo tipo strano da una settantina di giorni si nutre solo del contenuto di tre cappuccini e di molta acqua.

Ultimamente ha deciso di razionare anche questi liquidi. Se cercate le sue fotografie in internet, questo tipo strano vi apparirà a torso nudo più che incavato, lo sguardo lucido e il viso smagrito: quasi un reduce di un campo di concentramento. Perché questo tipo strano sta conducendo questa lotta richiamandosi a Gandhi e a Marco Pannella?

Chiedeteglielo. Vi risponderà: per il diritto alla vita e alla conoscenza; per il diritto al diritto; perché Radio Radicale possa continuare, come ha sempre fatto, le sue trasmissioni, e assicurare conoscenza e verità; perché il governo Conte-Salvini-Di Maio receda dalla decisione di tagliare i finanziamenti previsti dalla convenzione stipulata da anni e che prevede un servizio pubblico come nessuna altra emittente ha saputo e voluto assicurare. Ne avete mai sentito parlare di questo tipo strano? Uno che si denutre da settanta giorni non merita un colonnino di informazione?

La cosa pone un problema, tra i problemi. Poniamo il caso che questo tipo strano, invece di fare scempio del suo corpo, faccia violenza a qualcun altro: violenza concreta, o semplicemente la minaccia di farla: ne avrebbero sicuramente parlato e scritto tutti. La sua causa verrebbe conosciuta e "propagandata" fino alla nausea. Che "lezione" se ne dovrebbe ricavare? Per "pubblicizzare" una causa, occorre compiere un qualcosa di violento.

La nonviolenza, non paga. Quel tipo strano, non accetta questa logica cinica; si ribella, e, duro di cervice, si "consuma", si "auto- consuma", bergsonianamente convinto che la durata è la forma delle cose. È normale che questo tipo strano, il Bolognetti, venga ignorato e mortificato, e un violento invece sia esaltato e conosciuto? Se ci pensiamo è una bestialità. Una bestialità "normale".

Da un certo punto di vista, si può capire che Radio Radicale, tanto lodata, in realtà dia fastidio: ha la pretesa di far conoscere, integralmente, tutto quello che accade nelle aule parlamentari, nelle commissioni, nelle aule giudiziarie, nei congressi e nelle manifestazioni politiche. In tanti si mostrano basiti per il fatto che si voglia spegnere un tale servizio. È, invece, assolutamente "normale": nulla di più pericoloso, per il potere, i poteri, della conoscenza.

Non è un caso che la Bibbia cominci con un una donna e un uomo cacciati dall'Eden, colpevoli di aver voluto gustare il famoso pomo della "conoscenza". Era l'unico divieto posto dal padreterno, il potere di allora: rinunciare alla "conoscenza". Dunque, voler chiudere Radio Radicale" ha una sua logica. Non ci si deve stupire. Stupisce, invece, la sostanziale inerzia e passività di quanti dicono di beneficiare dei "servizi" assicurati da Radio Radicale.

In tanti hanno sottoscritto un appello: "Radio Radicale da 40 anni trasmette in diretta le sedute del Parlamento e segue le attività di tutte le istituzioni, dalla Corte Costituzionale al Consiglio Superiore della Magistratura, i più grandi processi giudiziari e le più importanti attività culturali e sociali. Negli ultimi 20 anni questo è stato possibile grazie a una convenzione con lo Stato italiano. Il governo ha deciso che dal 21 maggio la convenzione non sarà rinnovata. Mancano pochi giorni per convincere il governo a rivedere la sua decisione. Il diritto alla conoscenza è un diritto fondamentale affinché il cittadino possa farsi liberamente una opinione e non sia condizionato da una informazione distorta e di parte".