di Giuseppe Legato
La Stampa, 20 ottobre 2024
Il procuratore capo di Perugia: “Fissare un limite di legge alle intercettazioni non è una buona idea. Le fondazioni vicine ai partiti diventano un mezzo per finanziare in modo illecito e surrettizio la politica”. Riforma della giustizia? “Non si avvertiva la necessità d tutte queste modifiche, auspico un “fermo biologico” da parte dell’esecutivo”. E ancora: “Il tema delle violazioni alle banche dati pubbliche o più in generale dei sistemi informatici pubblici, a partire da quelli del ministero della Giustizia, si sta rivelando in questi giorni un problema enorme, anche di sicurezza per l’intero Paese”.
E poi la lotta alla corruzione che da anni connota la sua carriera da magistrato e da ex presidente di Anac “resa molto più complicata dalle ultime riforme”, il ruolo delle Fondazioni create dai partiti “che in molti casi finanziano in modo illecito e surrettizio la politica”. L’ufficio del Procuratore di Perugia Raffaele Cantone è un via vai di investigatori: l’inchiesta che vede indagati, tra gli altri, il tenente della Guardia di Finanza Pasquale Striano e l’ex magistrato della Dna Antonio Laudati è in corso: “Di questo ovviamente nulla posso dire” precisa.
Procuratore Cantone, non si è mai visto - o si è raramente visto - come in questo biennio un profluvio di modifiche legislative. Erano tutte così necessarie?
“Effettivamente nell’ultimo periodo si sono susseguiti tanti interventi in materia di giustizia su molti aspetti sostanziali e processuali. Va detto, per onestà, che anche altre legislature, pure recenti, si erano distinte per un eccesso di attivismo. Sulla necessità ed opportunità non posso che concordare con quanto saggiamente e felicemente ha detto la Prima Presidente della Cassazione, Margherita Cassano”.
Sarebbe a dire?
“Ha auspicato un “fermo biologico” in materia”.
Abuso d’ufficio abolito. E amministratori liberi dalla paura della firma. Quanto c’è di vero?
“È una leggenda metropolitana che la paura della firma, quella che qualcuno chiama burocrazia difensiva, dipenda dalla norma sull’abuso di ufficio; la paura della firma, purtroppo, invece è un fatto esistente, ma ha ben altre e più complesse cause. Sono convinto che anche con l’abolizione dell’abuso le amministrazioni pubbliche non si trasformeranno in esempi di efficienza e i fatti purtroppo mi daranno ragione”.
Cosa accadrebbe alla lotta alla corruzione nell’ipotesi di un combinato disposto tra l’abrogazione dell’abuso d’ufficio, il ridimensionamento del traffico di influenze e la ventilata cancellazione della Spazzacorrotti?
“Chi si occupa di indagini sa benissimo che l’abolizione dell’abuso di ufficio renderà le indagini in materia di corruzione molto più difficili, perché viene meno un’ipotesi di “reato spia”, che può nascondere - non sempre - fatti di corruzione. La riforma Nordio depotenzia moltissimo anche il traffico di influenze che però è un reato che serve a punire l’attività dei faccendieri, che nelle forme moderne di corruzione sono coloro che fanno da tramite fra i pubblici ufficiali corrotti ed i corruttori: l’annacquamento di questa fattispecie rischierà di indebolire anche questo aspetto dell’attività di contrasto”.
Sono pubbliche le intenzioni di limitare anche l’utilizzo del Trojan su indagini di corruzione...
“Non consentire il trojan per questa tipologia di reati avrà un effetto assolutamente deleterio”.
Forse qualcuno crede ancora che corrotti e corruttori parlano liberamente al telefono?
“Ma si figuri. La corruzione è un reato commesso da persone con un certo livello di cultura e di attenzione, che al telefono parlano pochissimo e che non lo utilizzano per scambiarsi favori e mazzette; pensare che possano bastare le sole intercettazioni telefoniche è quantomeno un’ingenuità”.
Dall’inchiesta della procura di Genova sulla politica è emerso un tema molto delicato legato alle Fondazioni che i politici creano per finanziare la campagna elettorale. Un sistema trasparente?
“Le Fondazioni create a latere dei partiti nascono con nobili finalità culturali e di promozione di idee politiche ma in molti casi diventano un modo per finanziare in modo illecito e surrettizio la politica. La legislazione, pur con le novità timide introdotte dalla “Spazzacorrotti”, non è in grado di garantire la trasparenza dei finanziamenti e paradossalmente questa situazione fa danno anche a quelle Fondazioni che vogliono fare davvero politica e non raccattare denaro”.
Ha ragione il presidente dell’Anticorruzione Busia a invocare una nuova legge sul conflitto di interessi?
“Ha assolutamente ragione; il conflitto di interessi è l’anticamera della corruzione: per troppi anni abbiamo pensato che riguardasse un unico politico e cioè un importante imprenditore; in realtà i conflitti di interesse nelle amministrazioni pubbliche sono tanti e, ad oggi, non ci sono strumenti adeguati per rimuoverli”.
Stop alle intercettazioni dopo 45 giorni. Anche questa era una misura impellente per un miglior funzionamento della giustizia? E cosa c’entra coi diritti degli indagati?
“Credo che sia una riforma sbagliata, malgrado le eventuali buone intenzioni che la animano; concordo che le intercettazioni non devono avere tempi lunghissimi, ma fissare un limite per legge non è una buona idea; vediamo come sarà scritta la norma”.
Quanto eventuali limitazioni all’accesso ai cellulari degli indagati (ddl sui sequestri) avrebbe impattato sull’indagine che sta portando avanti come procuratore di Perugia insieme al suo ufficio?
“Dell’indagine nulla posso dire ma mi faccia dire che il tema delle violazioni alle banche dati pubbliche o di interesse pubblico o più in generale dei sistemi informatici pubblici, a partire da quelli del ministero della Giustizia, si sta rivelando in questi giorni un problema enorme, anche di sicurezza per l’intero Paese. Bisogna sul punto dare atto che fra le tante leggi criticabili il Parlamento ha varato una buona riforma dei reati informatici, attribuendo il coordinamento delle indagini alla Procura Nazionale antimafia. Un plauso meritato, quindi”.
Sostiene il ministro che “la madre di tutte le riforme è la separazione delle carriere”...
“Io sono assolutamente contrario; la riforma fra l’altro di cui si discute non prevede la separazione delle carriere ma molto di più e cioè la separazione delle magistrature e paradossalmente renderà il pm più forte e molto più autoreferenziale, ma anche molto più a rischio di essere influenzato da scelte della politica. Mi auguro che su questa riforma vi sia la giusta riflessione, perché si rischia di stravolgere l’impianto costituzionale”.
Ritiene verosimile anche lei - come alcuni suoi colleghi - che “il vero obiettivo di pezzi di questo esecutivo sia sottomettere (ad esso) i pm e abolire l’azione penale obbligatoria”?
“Sono rischi concreti che vanno assolutamente scongiurati; certi principi rappresentarono nel 1946 i capisaldi di una Costituzione democratica e restano ancora oggi pienamente validi”.
L’avviso di arresto, così ribattezzato dalla norma sul “contraddittorio anticipato” sta svelando alcune fragilità...
“È una riforma che non potrà reggere; nella prima attuazione ci sta creando problemi seri non tanto per i reati contro la pubblica amministrazione ma per quelli che riguardano la sicurezza pubblica: i furti e lo spaccio di droga; in una realtà come Perugia in cui questi reati sono appannaggio di soggetti senza fissa dimora o che non sono della zona l’interrogatorio preventivo rischia di rendere l’eventuale misura successiva inutile, perché gli indagati si danno alla fuga. Il governo ha promesso che monitorerà gli effetti e mi auguro, se necessario, che torni davvero sui propri passi”.
Capitolo sorteggio/Csm. Il ministro Nordio lo considera “l’unico modo per dare alla magistratura indipendenza e autonomia”. E cita la Corte d’Assise “composta per la maggioranza da giudici popolari sorteggiati”.…
“È un ragionamento che faccio fatica a credere possa aver fatto un giurista raffinato come il collega Nordio; cosa c’entra la Corte di assise, i cui componenti dovranno partecipare ad un processo per un tempo relativo, con il Csm chiamato ad gestire la vita professionale e le carriere dei magistrati? Questa norma mi pare solo punitiva per la magistratura e vorrei che si capisse che qualcuno, in futuro, raccogliendo questo precedente potrà chiedere che anche il Parlamento venga scelto a sorteggio”.










