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di Gianni Santucci

Corriere della Sera, 14 novembre 2022

Studio sull’impatto psicologico dell’isolamento. I risultati: trasgressività e autolesionismo. Più colpiti i maschi. Il rifiuto di aiuti terapeutici. Più trasgressivi, più tendenti alla violazione delle norme sociali, in qualche modo più impulsivi: tutto come reazione all’isolamento. La definizione scientifica che raccoglie questi atteggiamenti è “rule breaking behaviour”, ed è l’elemento che emerge con maggior evidenza in una delle prime ricerche scientifiche che valuta le conseguenze del lockdown sull’emotività e i comportamenti di adolescenti e ragazzi in Lombardia. Un cambiamento nelle relazioni con l’esterno non generalizzato, ma che ha riguardato soltanto i giovani maschi, e che è stato tanto più accentuato quanto più è stato lungo il periodo di “reclusione” a causa delle norme anti-Covid.

La ricerca offre in via indiretta una fondatezza scientifica a una percezione dettata dalle cronache (e dalle esperienze di molte famiglie) rispetto a gruppi di ragazzi e ragazzini che dopo il lockdown sembravano covare un’accentuata smania di andare oltre i limiti e infrangere le regole. La ricerca si intitola: “Impatto dell’isolamento sociale per il Covid-19 sugli esiti comportamentali nei giovani adulti”. È stata realizzata da un gruppo di medici e ricercatori dell’università di Brescia in collaborazione con alcuni colleghi statunitensi, ed è il frutto di una sorta di “riconversione”. Molte analisi sugli impatti psicologici dell’isolamento sociale a causa del Covid sono state infatti realizzate solo nel periodo successivo alla pandemia. Il gruppo di ricercatori che fa capo all’ateneo lombardo aveva invece già in corso un progetto di studio che comprendeva test e valutazioni sull’intelligenza, l’emotività e il comportamento di circa duecento giovani con età media di 19 anni: quel lavoro, dopo la diffusione del Covid-19 e la lunga stagione delle più rigide misure di contenimento della pandemia, è stato la base rispetto alla quale sono stati ripetuti tutti i test per valutare le differenze.

Il limite dello studio è che solo una parte degli iniziali partecipanti ha risposto anche alla seconda fase della valutazione. I dati sono stati però sufficienti per verificare una conseguenza diffusa, indipendente dal genere: “L’isolamento sociale è associato con maggiori thought problems”, di fatto la ricorrenza di pensieri negativi, che possono coinvolgere anche la sfera dell’autolesionismo o del suicidio, anche se si tratta solo (appunto) di pensieri. Questo aspetto, pur comune alla maggioranza dei ragazzi “arruolati” nella ricerca, è significativo, ma non spicca comunque per particolare rilevanza. L’elemento che ha invece avuto la crescita più alta nella comparazione tra il prima e il dopo lockdown, è quello che riguarda i ragazzi: “Tra i maschi, il maggior tempo speso in isolamento (dalle 14 settimane) è associato con un aumento dei comportamenti di rottura delle regole”. E ancora, rilevano i ricercatori: “L’isolamento sociale ha avuto un impatto negativo sulla psiche. In particolare, si nota che i maschi tendono a proiettare di più all’esterno la propria condizione”, un dato in linea con l’evidenza che gli uomini “sono meno portati a cercare un intervento terapeutico per trattare la propria salute mentale o i disordini dell’umore”.