di Rinaldo Frignani
Corriere della Sera, 13 gennaio 2025
Preoccupa il clima di tensione. Il focus su antagonisti e immigrazione 2025. La direttiva: l’operato di prefetti e questori sarà misurato in base ai numeri sui rientri in patria. Ai poliziotti più esperti questo clima non piace per niente. Alto è il timore che le proteste di piazza possano moltiplicarsi. Ecco perché, all’indomani degli scontri di Roma e Bologna, il cambio di passo già nell’aria - con la recente direttiva ai prefetti del ministro Matteo Piantedosi per istituire in città le zone “a vigilanza rinforzata” o “zone rosse” - subirà un’ulteriore accelerazione.
Si lavora su un doppio binario: contrasto e attività di prevenzione nei confronti di quei gruppi violenti che ormai con inquietante frequenza prendono di mira le forze dell’ordine e quello all’immigrazione fuori controllo, che per il ministro dell’Interno ha conseguenze negative sulla sicurezza nei centri urbani. Con una direttiva del titolare del Viminale che non ha precedenti: l’operato di prefetti e questori sarà misurato anche e soprattutto in base alla loro capacità di effettuare espulsioni e rimpatri.
Più posti nelle camere di sicurezza - Nei contatti di questi giorni Piantedosi è stato esplicito sui provvedimenti immediati: uffici immigrazione alle dirette dipendenze del Dipartimento di pubblica sicurezza, 700 agenti di rinforzo da assegnare a questi uffici, più posti nelle camere di sicurezza dei commissariati e di altri reparti per chi viene fermato ed è in attesa di essere espulso, senza che debba essere trasferito nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) e, infine, aumento dei rimpatri volontari assistiti dall’Italia, così come già avviene dalla Tunisia e dalla Libia in accordo con Roma. Proprio nella Capitale nei giorni scorsi sono stati espulsi fisicamente due tunisini arrestati dai carabinieri per spaccio ma anche “attenzionati di primo livello”. Erano sbarcati in Sicilia nel 2024.
“La ricerca dell’incidente per la destabilizzazione politica” - Ma Piantedosi, che apprezza “l’equilibrio delle forze dell’ordine” nella gestione della piazza, punta il dito anche contro “la crescente aggressività di gruppi di antagonisti che dietro al paravento di confuse ed episodiche rivendicazioni legate a fatti di cronaca (la tragedia di Ramy Elgaml, ndr), in realtà sembrano partecipi di una strategia di ricerca dell’incidente allo scopo di creare elementi di destabilizzazione del quadro politico”.
Per questo il responsabile del Viminale chiede a tutti di rifiutare “l’utilizzo della violenza come strumento di lotta politica” ma ricorda anche come questa condivisione sia stata “fin qui spesso negata da prolungati silenzi o incomprensibili argomentazioni tese a stigmatizzare il comportamento delle forze dell’ordine invece di quello dei delinquenti”.
A Roma contestato ai violenti il reato di devastazione - Un clima incandescente, insomma, a dispetto degli appelli alla non violenza dei familiari di Ramy, con le Digos romana e bolognese al lavoro per identificare i responsabili degli scontri e del ferimento di 18 agenti. L’anno scorso in totale sono stati 273, +127,5% rispetto al 2023. Nella Capitale gli investigatori diretti da Antonio Bocelli si concentrano su una trentina di personaggi già coinvolti e denunciati per tafferugli alla Sapienza durante le proteste pro Pal: soggetti vicini ai collettivi studenteschi, ai gruppi anarchici e antagonisti, come anche alle sigle dei movimenti Acrobax e Zaum Sapienza. E proprio da quest’ultimo ieri sui social, in un post su quanto accaduto accompagnato dai video degli scontri a San Lorenzo, è partito l’avvertimento: “Non finisce qui, continuiamo a scendere nelle strade. Ve la faremo pagare, pezzi di m....”.










