di Giansandro Merli
Il Manifesto, 15 settembre 2026
Il legale - che con la collega Debora Piazza difende Fares Bouzidi, l’amico della vittima alla guida dello scooter - risponde alle domande del manifesto dopo la pubblicazione del video che smentisce la versione dei militari. “La responsabilità della morte di Elgaml è dei carabinieri, in udienza chiederemo di scagionare il nostro assistito”. Nella vicenda giudiziaria che nasce dalla morte di Ramy Elgaml, il 24 novembre 2024 nel quartiere Corvetto di Milano, gli avvocati Marco Romagnoli e Debora Piazza difendono Fares Bouzidi. L’amico che guidava lo scooter e che dopo una condanna per resistenza ne rischia un’altra per concorso in omicidio stradale.
Il caso è delicato, come tutti quelli che coinvolgono le forze dell’ordine, ma la coppia di legali ha fatto il callo ai procedimenti discussi sotto i fari della cronaca. Ha già difeso la famiglia di Younes El Boussettaoui, cittadino marocchino ucciso a Voghera, nel processo che ha portato alla condanna a 12 anni dell’ex assessore leghista alla sicurezza Massimo Adriatici e assiste i parenti di Abderrahim Mansouri, per la cui morte i pm di Milano hanno chiuso le indagini contro l’ex poliziotto Carmelo Cinturino con l’ipotesi di omicidio aggravato dalla premeditazione. In tutti questi casi la versione iniziale dei fatti è stata ribaltata anche grazie ai due avvocati.
Cosa dimostra la ricostruzione 3D dell’inseguimento che avete depositato ieri e che il manifesto ha pubblicato in esclusiva?
Dimostra che siamo di fronte a un caso di omicidio volontario commesso dal carabiniere che guidava la macchina durante l’inseguimento. Lo abbiamo sempre sostenuto, ora i nostri consulenti di Index lo hanno provato su basi oggettive. Nella vicenda bisogna scindere la fuga della moto dalla morte del ragazzo. La prima è già stata giudicata come resistenza a pubblico ufficiale e il nostro assistito ha ricevuto una condanna. Ora il punto è la seconda: il decesso di Elgaml e il ferimento grave dello stesso Bouzidi. Qui le responsabilità sono esclusivamente dei carabinieri, come conferma la ricostruzione: non solo c’è stato un primo speronamento volontario in virtù del quale la moto ha perso il controllo ed è andata dritta contro il semaforo, ma ce n’è stato anche un secondo quando i carabinieri hanno deviato la marcia verso sinistra per andare a incrociare di nuovo la moto, schiacciandola contro il semaforo.
L’esperto nominato dalla procura aveva escluso questa dinamica...
Questo video lo smentisce in modo oggettivo: i software utilizzati per la ricostruzione tridimensionale e la digitalizzazione svolgono un lavoro scientifico. Si mettono i dati a disposizione e il programma li digitalizza e li elabora, creando una ricostruzione tridimensionale sulla base di quegli elementi. Abbiamo anche la fortuna che tutto è avvenuto in una strada con i binari del tram: nel momento dello speronamento si vede la gazzella dei carabinieri che si sposta verso sinistra rispetto ai binari e contestualmente c’è la deviazione repentina del faro dello scooter. La polizia locale, seppur con strumenti meno efficaci di quelli che abbiamo usato noi, l’aveva già detto. Non so per quale motivo questi elementi oggettivi sono stati disattesi dal consulente della procura. In ogni caso raccontano chiaramente che la realtà è uno speronamento seguito da un investimento. La cosa che rattrista tutti e che dovrà essere sottolineata a processo è che se non ci fosse stata la seconda deviazione verso sinistra da parte dei carabinieri con l’investimento che travolge la moto contro il palo semaforico probabilmente i due ragazzi si sarebbero fatti male ma non sarebbe morto nessuno.
L’autopsia cosa ha stabilito?
Che la morte non è causata dall’impatto col semaforo, ma dallo schiacciamento. Infatti muore il passeggero, che è dietro, perché rimane schiacciato tra semaforo e gazzella dei carabinieri.
Le “due distinte deviazioni” verso il motociclo mostrate da Index sono coerenti con i segni rimasti sulla parte destra dello scooter su cui viaggiavano i due ragazzi e in particolare sulla marmitta?
Sono molto coerenti e questo dimostra la bontà del lavoro che è stato fatto nella nostra consulenza perché trova riscontri negli elementi oggettivi. Dice che la marmitta del motociclo è stata spostata e danneggiata per un contatto riconducibile alla gazzella. E poi c’è sempre l’elemento della deviazione della luce del faro anteriore, nello stesso esatto momento in cui la gazzella si sposta verso sinistra.
Questa ricostruzione cambia la linea difensiva?
Non la cambia, la sostiene.
Il 24 settembre ci sarà l’udienza preliminare. Cosa chiederete?
L’udienza probabilmente slitterà perché è stato indetto uno sciopero delle camere penali. Comunque appena possibile, mi auguro a breve, chiederemo che il giudice riqualifichi il reato in omicidio volontario in capo al carabiniere che conduceva la gazzella e scagioni completamente Fares Bouzidi dal reato di omicidio stradale. Perché non ha concorso o cooperato in nessun modo alla causa della morte del povero Ramy.









