di Simona Rossitto
Il Sole 24 Ore, 24 maggio 2025
Musica rap e teatro sono strumenti per sviscerare le emozioni, esprimere il disagio, offrire una seconda chance ai ragazzi minorenni detenuti in carcere. È il filo rosso dell’evento di ieri intitolato “Portami là fuori. Rap e teatro negli istituti di pena per minori”. Sul palco si sono confrontati Francesco Carlo, in arte Kento, rapper e scrittore, Adriana Follieri, regista e pedagogista teatrale, e Totò, giovane artista che usa il rap per esprimere emozioni. Si è parlato di strumenti educativi per minori detenuti come il “Presidio culturale permanente”, progetto dell’associazione Crisi Come Opportunità, strutturato all’interno degli istituti penali e nato da un’idea del rapper Lucariello. Il progetto prevede la realizzazione di laboratori settimanali di scrittura rap, registrazione musicale, teatro.
“Il rap - ha detto Kento - è uno strumento espressivo straordinario” ed è anche “eccezionalmente accessibile e democratico” poiché per realizzarlo, spiega l’artista, basta avere testa funzionante e voce. Lo dimostra il fatto che anche ragazzi analfabeti, che Kento ha intercettato nella sua attività di formatore nelle carceri, creino musica rap, anche in diverse lingue.
Durante l’incontro sono state spesso additate le responsabilità degli adulti per la situazione in cui vivono alcuni giovani, per l’analfabetismo, per il linguaggio che usano, per la violenza che li caratterizza. I ragazzi, cioè, quando scrivono testi violenti e offensivi, misogini, spesso sono specchio della società. Gli adulti, quindi, devono interrogarsi, cercare di conoscere e capire il linguaggio giovanile, per cambiare la base culturale da cui nascono sessismo e violenza.
Un’altra forma di espressione e opportunità di riscatto è offerta dal teatro. Lo ha raccontato Adriana Follieri, portando ad esempio la storia di un ragazzo che ha avuto un permesso di uscire dal carcere per fare attività teatrale a livello professionale. “Con il teatro - ha sottolineato - proviamo a ragionare sul concetto del libero arbitrio perché non è detto che non ci sia la possibilità di costruire un’altra realtà”. Lavorare sulla rieducazione dei detenuti è peraltro previsto dalla nostra stessa Costituzione, che all’articolo 27 afferma come le pene “devono tendere alla rieducazione del condannato”. Oggi, secondo il rapporto di Antigone, i minori reclusi nei 17 istituti penali per minorenni italiani sono 532, una cifra in crescita.










