di Rosario Di Raimondo
La Repubblica, 1 febbraio 2026
Da Milano a Palermo aumentano i reati degli under 18. Il pg di Roma: “Molti i baby pusher”. E il decreto Caivano affolla le carceri. Il coltello in tasca per sentirsi più forti, anche a scuola. Le “palline” di coca da vendere in piazza. Le rapine in strada senza nemmeno la paura di correre rischi. Le violenze sessuali. Le botte in casa a mamma e papà, fenomeno in “inquietante aumento”. Le leggi puniscono ma non basta. Le carceri scoppiano, le comunità non ci sono e certi destini sembrano segnati come strade senza uscita. È un viaggio nella sofferenza e nel disagio di una generazione quello tratteggiato dalle relazioni dei procuratori di tutta Italia. In centinaia di pagine, le vite perdute di ragazzi di quindici, sedici, diciassette anni.
Spesso stranieri non accompagnati, provati dalle cicatrici di un passato recente. Ma anche italiani. Troppo facile parlare di “baby gang”, espressione che Luca Villa, capo della procura per i minori di Milano, definisce buona per il “circo mediatico”. Perché le bande di ragazzi che spaventano la città non sono vere associazioni a delinquere ma gruppi di giovanissimi che si uniscono “in maniera casuale”. Più che le etichette, sono i dati a preoccupare: in un anno, nel capoluogo lombardo, quasi seicento rapine (in aumento) e ottocento furti. Questi reati vengono collegati ai minori stranieri, invisibili che “il sistema non riesce ad assorbire con adeguati programmi di accoglienza”. In dodici mesi, in procura sono arrivati più di cinquecento fascicoli per porto d’armi, coltelli e taglierini. A usarli, anche incensurati convinti “che si sentano più al sicuro” con la lama.
Aumentano i reati a sfondo sessuale: 230 in dodici mesi, una crescita del 44% che potrebbe essere dovuto anche alla “positiva maggiore sensibilizzazione” delle vittime a denunciare. Il procuratore Villa definisce “inquietante” l’aumento dei casi di maltrattamenti in famiglia, ed è amara la considerazione su un “sistema” che non ha le forze per affrontare “numeri così importanti”. Esplodono le denunce per resistenza, dovute a quanto avviene nelle carceri minorili riempite dal decreto Caivano, dove basta un niente perché esploda la rabbia. Milano ne sa qualcosa: al “Beccaria” è in corso un’inchiesta per le presunte torture degli agenti sui detenuti.
La procuratrice generale di Milano Francesca Nanni mette in luce come “per la prima volta negli ultimi anni” ci siano state anche iscrizioni di procedimenti “per omicidio e femminicidio” a carico di minorenni. Il presidente della Corte d’appello Giuseppe Ondei pensa al numero “preoccupante” di adolescenti con “disturbi neuropsichiatrici o le cui condizioni sono aggravate dall’uso di psicofarmaci o droghe”.
Da Nord a Sud la fotografia è la stessa. A Catania, il presidente della Corte d’appello Giovanni Dipietro collega la “devianza minorile” ai dati “allarmanti” dell’abbandono scolastico. Numeri “da Guinness dei primati”. Il procuratore generale di Roma Giuseppe Amato pone l’accento sui baby pusher che, con atteggiamenti da boss, vendono cocaina e crack. A Napoli, nel 2025 la procura ha iscritto otto procedimenti per omicidio, quaranta per associazione camorristica, 468 per armi, spiega il procuratore generale Aldo Policastro, secondo cui “le stese, i ferimenti e gli omicidi tra giovanissimi non erano mai stati così frequenti né così giovani gli autori e le vittime”.
“I minori commettono ogni tipologia di reato che compiono i maggiorenni. C’è il vuoto cosmico dell’educazione da parte di alcune famiglie”, l’analisi della procuratrice di Torino Lucia Musti. Da Firenze a Bologna è allarme coltelli, “fenomeno assai diffuso” per il procuratore emiliano Paolo Fortuna e l’avvocato generale Ciro Cascone, “anticamera di ben più gravi delitti”. Il pg di Perugia Sergio Sottani elenca i casi di “bullismo online, risse di strada, aggressioni”. Questa la diagnosi. E la cura? Ad Ancona, per mancanza di personale, il tribunale dei minori potrebbe essere costretto sospendere le udienze.











