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di Agnese Ranaldi

La Stampa, 15 aprile 2024

Il rapporto “Perceptions of Democracy. A Survey about How People Assess Democracy around the World”, dell’International Institute for Democracy and Electoral Assistance (Idea) di Stoccolma. Sfavorevoli al leader forte, sfiduciati nei confronti dell’accesso alla giustizia. Sono i cittadini e le cittadine in Italia che hanno risposto allo studio sullo stato di salute della democrazia, condotto dall’International Institute for Democracy and Electoral Assistance (Idea) di Stoccolma.

Gli elettori di molti Paesi hanno espresso insoddisfazione nei confronti del funzionamento delle istituzioni democratiche. I risultati del sondaggio Perceptions of Democracy. A Survey about How People Assess Democracy around the World, pubblicato giovedì, tracciano uno scenario scoraggiante per la democrazia nei 19 Paesi persi in esame: Brasile, Cile, Colombia, Danimarca, Gambia, India, Iraq, Italia, Libano, Lituania, Pakistan, Romania, Senegal, Sierra Leone, Isole Salomone, Corea del Sud, Taiwan, Tanzania e Stati Uniti.

Mentre 2 miliardi di persone si preparano ad andare alle urne nel 2024, dagli Stati Uniti, all’India, all’Unione europea, “le democrazie devono rispondere allo scetticismo dei loro cittadini”, ha dichiarato in un comunicato il segretario generale dell’Idea internazionale, Kevin Casas-Zamora. “Devono farlo sia migliorando la governance - ha detto - che combattendo la crescente cultura della disinformazione che ha favorito false accuse contro elezioni credibili”.

L’Italia è al penultimo posto nel report per accesso alla giustizia, appena sopra la Colombia. Meno del 10% delle persone intervistate ha un’opinione positiva in merito (cioè, ha affermato che l’accesso è “sempre” o “spesso” libero e agevole): una percentuale simile a Libano, Pakistan, Brasile. Anche l’accesso alla giustizia è un indicatore della buona salute di una democrazia, ma solo gli elettori danesi ritengono che i tribunali la garantiscano “sempre” o “spesso”. Inoltre, come accade spesso nel rapporto, le opinioni degli esperti divergono dalle percezioni dei cittadini e delle cittadine. Ad esempio, l’Iraq ha una delle valutazioni più basse, ma le persone intervistate ripongono più fiducia nei loro tribunali (28% “sempre” o “spesso”) di quanta non ne ripongano gli statunitensi (26%). Inoltre, per gli autori del report, sono le minoranze, le donne e i gruppi economicamente più svantaggiati ad avere meno probabilità di credere in un accesso equo alla giustizia, anche nei Paesi ai quali gli esperti attribuiscono un alto rendimento.

Leader forte: in Italia chi è contro lo è “estremamente”, chi è pro lo è “moderatamente” - Un elemento di particolare interesse, è la propensione delle persone che vivono in contesti democratici ad essere favorevoli o meno all’idea del leader forte. In generale, secondo il rapporto, “il sentimento più comune in tutto il mondo è la mancanza di una predisposizione negativa nei confronti di questo tipo di leader”. In Italia, invece, la percentuale di cittadini e cittadine che si colloca tra i non favorevoli è superiore rispetto ai favorevoli. Se si osserva la distribuzione dei favorevoli, questi sono perlopiù “moderatamente favorevoli”, mentre gli sfavorevoli sono perlopiù “estremamente sfavorevoli”. Gli estremi del continuum avrebbero un peso diverso, nel caso in cui questo tema dovesse prendere spazio nel dibattito pubblico.

“Non sembra che vivere in un Paese ad alto rendimento con istituzioni politiche forti renda le persone meno propense a sostenere una leadership non democratica”, osservano gli autori del rapporto. Sono 8 su 19 i Paesi in cui cittadini che si dicono favorevoli a “un leader forte che non deve preoccuparsi del parlamento o delle elezioni” sono più di quelli sfavorevoli. In India e in Tanzania più della metà delle persone si dice favorevoli a questo tipo di leader. Persino in Danimarca, Paese che si colloca tra i più performanti dal punto di vista delle istituzioni democratiche, meno della metà delle persone intervistate dichiara di avere opinioni “estremamente sfavorevoli”.

Elezioni: in 11 Paesi su 19 meno della metà degli elettori le reputa “libere e giuste” - In Italia, più della metà degli intervistati ha detto di ritenere le ultime elezioni politiche “libere e giuste”. In 11 dei 19 Paesi esaminati, invece, meno della metà degli elettori ritiene che le elezioni più recenti siano state “libere e giuste”. Tra questi, anche gli elettori della prima democrazia liberale, gli Stati Uniti, e quello della democrazia più popolosa al mondo, l’India. Taiwan, ad esempio, è un considerato dagli esperti una democrazia “altamente performante in termini di credibilità elettorale”, ma meno del 40% degli intervistati ha detto di aver avuto fiducia nel corretto svolgimento delle elezioni del 2020.