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di Francesco Cerisano

Italia Oggi, 1 dicembre 2022

Il giro di vite sui rave party non colpirà le manifestazioni in piazza, né le occupazioni studentesche. Ma punirà solo l’invasione finalizzata a “realizzare un raduno musicale o avente altro scopo di intrattenimento” con pericoli derivanti da droga, sicurezza e igiene.

Il giro di vite sui rave party non colpirà le manifestazioni in piazza, né le occupazioni studentesche. Ma punirà chi “organizza o promuove l’invasione arbitraria di terreni o edifici altrui, pubblici e privati” solo quando è finalizzata in modo specifico a “realizzare un raduno musicale o avente altro scopo di intrattenimento” e quando “dall’invasione deriva un concreto pericolo” per la salute o l’incolumità pubblica a causa dell’inosservanza delle norme su droga, sicurezza e igiene.

Con un emendamento del governo depositato in commissione giustizia del Senato, è arrivata l’attesa precisazione della norma sui rave party finita nell’occhio del ciclone per l’eccessiva indeterminatezza della fattispecie disegnata dal dl 162/2022. La correzione apportata dall’esecutivo, e subito rivendicata dal ministro della giustizia Carlo Nordio, non solo specifica in modo più chiaro i confini penali della norma, ma torna indietro rispetto a due scelte di campo effettuate dal governo con la prima versione del decreto legge del 31 ottobre.

Così come previsto dal vecchio decreto, la nuova fattispecie entra nel codice penale con una norma nuova di zecca, ma non più come reato contro l’incolumità pubblica (come invece previsto dal precedente art.5 che introduceva l’art.434 bis) bensì come reato contro il patrimonio. Viene così creato un art. 633 bis del codice penale che va a sanzionare in modo più severo di quanto già non faccia oggi l’art.633 cod. pen l’organizzazione di raduni musicali con il concreto rischio per la salute o l’incolumità pubblica, a causa dell’inosservanza delle misure di sicurezza o di igiene relative agli spettacoli ovvero delle norme sulle sostanze stupefacenti o psicotrope.

La norma fa un passo indietro anche sul discusso limite minimo di 50 persone necessario affinché il reato si concretizzi. Nel nuovo articolo 633 bis scompare ogni riferimento al numero di partecipanti. Chi prende parte a un rave, senza organizzarlo, non sarà più punito ai sensi del nuovo art.633 bis. Ai partecipanti si applicherà l’art.633 cp che prevede sanzioni detentive e pecuniarie ridotte (reclusione da due a quattro anni e multa da 206 a 2.064 euro).

Resta confermata, invece, la stretta sanzionatoria con la previsione della reclusione da tre a sei anni (il che renderà possibili le intercettazioni, ma solo se circoscritte alle eventuali indagini sull’organizzazione dell’evento) e della multa da 1.000 a 10.000 euro.

Confermata anche la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato, nonché di quelle utilizzate per realizzare le finalità dell’occupazione o di quelle che ne sono il prodotto o il profitto.

“Con quest’emendamento al decreto-legge anti-rave, il governo perfeziona la norma, rendendo più efficace il contrasto delle condotte illecite che si vuole perseguire”, ha osservato il ministro Nordio. “L’emendamento”, ha spiegato il sottosegretario alla giustizia Francesco Paolo Sisto, “sistema le cose. L’articolo 633 bis punisce gli organizzatori dei rave. La stretta riguarda dunque chi organizza e pone in serio pericolo sia l’incolumità pubblica sia la salute pubblica, con violazione della legge sugli stupefacenti. Chi partecipa rientra nella norma precedente, ed è punito meno gravemente. Le intercettazioni saranno possibili solo per gli organizzatori”.

“Ci sono elementi che impediscono di estendere questa norma a chi protesta in piazza, a chi occupa una scuola o una fabbrica”, ha assicurato Sisto, secondo cui la nuova versione della norma “sale di livello” rispetto al testo precedente “ma evita la confusione e qualsiasi ipotesi di estensione ad altre fattispecie”, ha concluso.

Così come deciso dalla Conferenza dei capigruppo di Montecitorio, il decreto legge 162 (che, oltre alla stretta sui rave, contiene anche misure urgenti in materia di divieto di concessione dei benefici penitenziari nei confronti di detenuti che non collaborano con la giustizia e le norme che dal 1° novembre hanno fatto cessare l’obbligo vaccinale per medici, infermieri e operatori sanitari) arriverà in aula alla Camera, dopo Natale, tra il 27 ed il 28 dicembre.

Con un emendamento giudicato ammissibile dalla commissione giustizia, Forza Italia ha proposto che venga prevista l’impossibilità da parte del pubblico ministero di fare ricorso in appello in caso di sentenza di assoluzione in primo grado.