di Annamaria Corrado
Il Resto del Carlino, 5 aprile 2023
La presidente di Ravenna Festival risponde alle domande dei redattori del giornale interno. Tra le curiosità emerge la sua passione per il rap: “Mi piace da morire e mi incuriosiscono i testi”.
Cristina Mazzavillani Muti entra in carcere e si fa intervistare dai detenuti. Chissà se la presidente onoraria e fondatrice di Ravenna Festival se la immaginava così la mattina trascorsa all’interno di Port’Aurea, dove ha incontrato i carcerati della casa circondariale di Ravenna impegnati nella redazione del loro giornale. In ogni numero c’è l’intervista a un personaggio esterno che risponde a distanza. Non questa volta: Cristina Mazzavillani si è presentata di persona, voleva rispondere guardandoli in faccia. E loro, che forse temevano un incontro formale, un monologo magari, senza tante possibilità di intervenire, si sono invece ritrovati al centro di un confronto ricco, profondo, nel quale le risate si sono alternate a momenti di grande serietà. E sincerità.
Una decina in tutto i detenuti coinvolti che l’hanno incontrata nel refettorio di Port’Aurea, insieme a loro Carmela De Lorenzo, direttrice dell’istituto. Tanti gli argomenti trattati: arte, affetti, famiglia, scelte giuste e sbagliate. “Di errori ne facciamo tutti nella vita, anche la vostra presenza qui lo dimostra. Ma non c’è errore a cui non si possa cercare di rimediare. Sono tanti gli elementi che incidono sulle nostre vite, compresa la fortuna, la vita mica ce la cuciamo addosso su misura, può succedere di tutto, e non bisogna mai accontentarsi”, ha detto senza tanti giri di parole.
Ha raccontato della sua passione per la musica, per il canto, degli studi in conservatorio e della scelta di seguire il marito, il maestro Riccardo Muti: “Temevo di dare un dispiacere ai miei genitori rinunciando alla carriera, invece mi hanno appoggiato - ha raccontato -. Ho scelto di privilegiare gli affetti, intraprendere una carriera artistica significa vivere per gli altri, le rinunce sulla vita personale sono tante, se lo avessimo fatto entrambi cosa sarebbe stato della famiglia, del nostro rapporto?”.
Ha ricordato i primi anni, i concerti in giro per il mondo con il marito, il rammarico per aver dovuto lasciare qualche volta a casa i figli. “Ma sto recuperando con i miei nipoti”, ha aggiunto sorridendo. “Io e mio marito - ha detto a un certo punto a un detenuto curioso della convivenza tra una romagnola e un napoletano - siamo due cocciuti che discutono sempre, si scontrano ma per costruire, mai per distruggere. I nostri temperamenti non sono diversi, in fondo noi romagnoli ci chiamano i ‘terroni del nord’”.
A un detenuto che le chiedeva cosa si prova a osservare l’opera lirica da dietro le quinte, lei, a pochi giorni dalla rappresentazione all’Alighieri della Bohème di cui ha curato la regia, ha parlato di emozioni fortissime, di paure anche. “Ci si sente potentissimi a curare una regia - ha detto - perché tutto dipende da te. Ma bisogna stare attenti, mai mettersi al di sopra, mai dimenticare che il lavoro si fa insieme a tutti gli altri. La Bohème e la Traviata sono tra le opere più ascoltate al mondo, viva l’opera italiana!”. A un altro detenuto, curioso di sapere cosa pensa della musica rap, ha risposto che le piace da morire: “Al di là del ritmo, quello che mi incuriosisce sono i testi, i contenuti, soprattutto nel caso di autori molto giovani. Perché dà loro la possibilità di scoprire cos’hanno dentro e di raccontarlo, di mettersi a nudo”. A chi le chiedeva un’opinione sui testi che contengono volgarità e incitazioni alla violenza, ha risposto: “C’è sempre chi supera il limite, è capitato in ogni epoca, ma siamo noi a dover scegliere, perché con la censura si rischia di eliminare anche quello che c’è di buono”.
A un certo punto un detenuto napoletano le ha chiesto la sua canzone napoletana preferita, ‘Uocchie c’arraggiunate’ ha subito risposto. E a chi infine le ha domandato se in casa si parla più romagnolo, napoletano o pugliese ha spiegato che il dialetto rappresenta l’appartenenza, l’identità: “Mio marito, quando vuole esprimere qualcosa di preciso incisivo, lo dice in napoletano”.










