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di Elisabetta Fagiuoli


Il Dubbio, 20 agosto 2019

 

"Nessuno mi farà diventare una non-persona" è l'invocazione disperata dell'avvocata milanese che qualche settimana fa è stata protagonista, suo malgrado, di un vergognoso episodio di razzismo e intolleranza nei pressi del Parco Forlanini alle 11 di una soleggiata domenica mattina di fine luglio. La donna, mentre passeggia con i suoi cani, si accorge di un uomo dalla pelle nera disteso a terra, immobile a faccia in giù. Istintivamente corre per raggiungerlo e, nel tentativo di rianimarlo, chiama a sostegno le persone intorno a lei.

Nessuno si ferma, nessuno chiama l'ambulanza, nessuno interviene per prestare aiuto. Ma c'è di più. Alla bieca indifferenza si unisce, ben presto, un violento linciaggio verbale ai danni della donna intriso di insulti, volgarità e intimidazioni. Un coro di invettive unanime che può essere così riassunto: "i negri e gli immigrati non vanno soccorsi, vanno lasciati morire nella speranza che dio ascolti le preghiere di tutti e affondi i maledetti barconi".

Fortunatamente il giovane era soltanto stordito e pesantemente ubriaco ma il punto è un altro. Dov'è finita l'umanità delle persone? Come si è arrivati a tanto? Come si fa a rimanere in silenzio e non denunciare simili comportamenti? Sono le domande - sacrosante dell'avvocata in lacrime sconvolta da tanta aggressività e disumana indifferenza riportate dall'inviato del Corriere della Sera che ne ha raccolto la testimonianza. Si origina, a questo punto, la necessità di riflessioni più ampie. Cronaca di ordinario razzismo? Episodio isolato? Discriminazione postmoderna? Esasperazione popolare? Progressiva ed inarrestabile esacerbazione degli animi?

In senso stretto, il razzismo, inteso come teoria della divisione biologica dell'umanità in razze superiori e inferiori, è un fenomeno relativamente recente. È molto datata, invece, la tendenza a discriminare i "diversi". I Greci, ad esempio, usavano definire barbari i popoli che non parlavano la loro lingua. I cattolici europei, in epoca medievale, perseguitavano e discriminavano gli ebrei, ritenuti responsabili dell'uccisione di Gesù.

Gli antichi Romani discriminavano solo coloro che rappresentavano una minaccia o non volevano sottomettersi all'ordine costituito. Lo stesso privilegio della cittadinanza non veniva distribuito secondo criteri razziali bensì secondo la fedeltà a Roma. Solo nel XIX secolo si comincia a interpretare la storia come una competizione tra razze forti e razze deboli nel folle tentativo di spiegare la decadenza delle grandi civiltà con l'incrocio delle razze che impoveriva la purezza del sangue.

Esistono più razze umane? Assolutamente no e l'idea di una distinzione razziale tra essere umani è destituita di qualsiasi validità scientifica. Recenti studi di genetica hanno dimostrato che le differenze tra le razze sono minime, inferiori a quelle tra gli individui di una stessa razza, e soprattutto che l'intelligenza è uguale in tutte le razze. Eppure nell'ultimo anno gli episodi di razzismo, i crimini di odio, le azioni di ostilità verso gli stranieri e le aggressioni a sfondo xenofobo sembrano essere aumentati in maniera preoccupante nel nostro Paese con una particolare concentrazione nell'area lombarda, Milano e Brianza in testa.

Dall'analisi di una delicata ricerca volta a tracciare la "mappa dell'intolleranza in Italia" eseguita dall'associazione no profit Vox con il supporto di alcune prestigiose università italiane è emerso un dato sconfortante. Tra tutte le discriminazioni, quelle per motivi etnico- razziali hanno la percentuale più alta e la regione Lombardia ed il suo capoluogo risultano quasi sempre nelle parti alte della classifica per livello di intolleranza verso immigrati, donne, omosessuali, disabili ed ebrei consegnando uno scenario davvero poco incoraggiante.

Eppure lo scorso mese di marzo Milano è stata il palcoscenico di "People - prima le persone", la manifestazione nazionale antirazzista e contro le discriminazioni fortemente voluta dal Sindaco Beppe Sala con l'intento di dimostrare che se c'è una città in grado di trarre beneficio da una visione internazionale e multietnica della società, quella è Milano con le numerose imprese avviate e gestite da stranieri e i tanti esempi di integrazione ben riuscita. Presenti oltre 200 mila persone tra gente comune, cantanti, attori, sportivi, politici, rappresentanti di enti, associazioni e Comuni, uniti nella necessità di richiamare le radici dei nostri valori costituzionali fondati sull'affermazione dei diritti umani, sociali e civili, pervasi di antirazzismo e antifascismo e opposti alla disuguaglianza e allo sfruttamento di genere. Difficile pertanto stabilire se i lombardi siano razzisti o antirazzisti.

È più probabile che la maggioranza appartenga alla meno diffusa categoria dei non-razzisti. Persone spaventate, a volte esasperate, dal mutare dei quartieri, dalle lingue che non si capiscono, da odori e sapori che non si riconoscono e dall'ingenua ma incrollabile esigenza che lo straniero si uniformi alle nostre usanze creando, possibilmente, il minimo ingombro.

La verità è che la diversità etnica e culturale non è un difetto ma un valore aggiunto che tutti dovrebbero imparare a riconoscere e preservare attribuendo il pensiero di chi considera i "diversi" come portatori di disagio e regressione culturale alla deformazione dell'occhio umano di pochi. Si narra che lo scienziato Albert Einstein, giunto in America dopo la sua fuga dalla Germania nazista, alla domanda inclusa nel modulo d'immigrazione sulla "razza di appartenenza", rispose: umana. Forse basterebbe prendere esempio e lasciarsi ispirare dalla semplicità del suo genio.