di Mario Di Vito
Il Manifesto, 30 novembre 2025
La Corte costituzionale dichiara illegittima la norma (introdotta dalla riforma Cartabia) che escludeva l’esimente della particolare tenuità del fatto per i reati commessi contro le forze dell’ordine. Il caso nasce da una questione sollevata dal tribunale di Firenze per una manifestazione di dieci anni fa, e la Consulta ha così rivisto l’istituto della minaccia, resistenza e dell’offesa a pubblico ufficiale: fino a giovedì scorso, giorno del pronunciamento, la possibilità di non procedere alla punibilità per tenuità dei reati commessi contro gli agenti di pubblica sicurezza nell’esercizio delle loro funzioni, semplicemente, non esisteva. Invece, adesso, è stabilito che “l’esimente del fatto di lieve entità può essere riconosciuta per i reati puniti con la reclusione non superiore (nel minimo) a due anni”.
L’esclusione, secondo i giudici, era da ritenersi manifestamente irragionevole a causa della “distonia normativa” che si è venuta a creare con la riforma Cartabia. Il giudice, in pratica, sarà chiamato a stabilire caso per caso la gravità dei fatti. Nel caso di particolare tenuità, le accuse si potranno archiviare. Il provvedimento, a ben guardare, in ogni caso non avrà effetti di alcun genere sull’ultimo decreto sicurezza, che ha inasprito le pene per i reati di resistenza e violenza a pubblico ufficiale, aggiungendo anche un cero numero di nuove aggravanti, come quella dell’ostacolo alla realizzazione delle grandi opere.
Veementi e scomposte le reazioni alla sentenza della Consulta che arrivano dal sindacato di polizia. Così Stefano Paoloni, segretario del Sap: “Da adesso sarà di nuovo possibile sputare sulle divise e non risponderne. Come accadeva prima quando, ad esempio, il tribunale di Milano ha archiviato per lieve tenuità del fatto il procedimento penale per oltraggio a pubblico ufficiale a carico di un gruppo di antagonisti che aveva sputato su alcuni colleghi”. E Valter Mazzetti, segretario di Fsp polizia di stato: “Questa sentenza ingenera il timore che perda vigore il principio che qualsiasi violenza contro le forze dell’ordine rappresenta una violenza contro lo stato. Vorrebbe dire che nella tutela della funzione, della dignità delle divise e del loro ruolo di rappresentanti dello stato, si compie un passo avanti e due indietro. Ecco perché invochiamo un immediato correttivo da parte del parlamento”.










