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di Conchita Sannino

La Repubblica, 25 settembre 2026

La novità in un decreto legge approvato in Cdm: “È urgente intervenire”. Non solo il fenomeno dei ragazzini reclutati dalle mafie, sfruttati sulle piazze di droga, usati per la manovalanza o “promossi” al ruolo di piccoli boss. Fenomeni sui quali, di fatto, la Procura nazionale antimafia aveva sempre svolto il suo ruolo in raccordo con gli uffici delle Procure per i minori. Oggi emerge un fenomeno nuovo cui far fronte: quello dei giovanissimi attratti dalla violenza del suprematismo on line, oppure radicalizzati da cellule terroristiche. Ed è su questo terreno, in particolare, che interviene ieri la nuova norma varata in Cdm, che consolida prassi già in uso tra gli uffici.

Il decreto legge appena approvato concede infatti alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, ovvero al procuratore Giovanni Melillo, di esercitare i propri poteri - come, di fatto, avveniva - anche nei procedimenti a carico di imputati minorenni. Dal governo viene evidenziata la “straordinaria necessità e urgenza di intervenire per confermare e esplicitare i poteri del procuratore nazionale”, vista la sempre maggior rilevanza che assume “il coinvolgimento di minori in fenomeni di criminalità grave”. Non solo i clan di camorra o ‘ndrangheta che li usano, bruciando giovani vite. Ma l’azione di contrasto a una forma subdola e nuova di affiliazione: quella che si consuma via tablet, nel silenzio, fino a casi eclatanti. Uno dei casi recentissimi: il 16enne dellaBrianza che aveva in casa armi e vessilli con simbologia suprematista. L’intervento normativo mira a consentire l’impiego, nei casi di procedimenti di particolare complessità, “di professionalità e strumenti”, specialmente di poter contare sull’apporto di magistrati appartenenti alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, o di pm esperti presso le distrettuali. “È evidente - si legge nella relazione- “che, ragionando diversamente, si perverrebbe all’effetto paradossale di impedire l’operare di utili strumenti di coordinamento, impulso e collaborazione esclusivamente in ragione del fatto che l’indagato o uno degli indagati è minorenne”.