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di Pierpaolo La Rosa

Il Tempo, 17 maggio 2022

Il presidente della Fondazione Einaudi: “Bisogna riportare l’ordine giudiziario dentro la Costituzione”.  È un sì convinto ai cinque quesiti referendari sulla giustizia, quello che arriva dal presidente della Fondazione Luigi Einaudi, Giuseppe Benedetto.

Presidente Benedetto, quali sono le ragioni per cui votare sì, il prossimo 12 giugno?

“Lo stato della giustizia italiana merita da anni profonde riforme, che riportino l’ordine giudiziario entro i confini voluti dalla Costituzione. Quando un potere occupa spazi che non gli competono è difficile ripristinare l’equilibrio istituzionale, ma la difficoltà della sfida non può scoraggiarci, piuttosto deve essere il presupposto per il moltiplicarsi degli sforzi. Votare sì è necessario per dare un segnale forte ed univoco al Parlamento, che deve assumersi la responsabilità di una riforma sistemica che non può più attendere”.

Quanto sono importanti i referendum su cui gli italiani si esprimeranno?

“Non vi è dubbio che incidano su alcuni profili rilevanti, tuttavia nutro alcune perplessità sull’adeguatezza dello strumento. Ad esempio, condivido pienamente la separazione delle funzioni tra magistrati, ma la reale separazione delle carriere richiede una riforma costituzionale che porti a due distinti Csm, uno dei giudici e l’altro dei pubblici ministeri. Insomma, servono riforme ampie che il referendum abrogativo per natura non può essere, ma è un ottimo inizio”.

Quali sarebbero i benefici per i cittadini, in caso di vittoria del sì?

“Il quesito sulla valutazione dei magistrati permette di superare l’autoreferenzialità dei giudizi, positivi nel 99% dei casi, mentre quello sull’elezione del Csm svincola il magistrato da un accordo preventivo tra le correnti. Pienamente da condividere anche il quesito sulla custodia cautelare, il cui abuso è un tratto distintivo del nostro sistema, così come quello sulla legge Severino, che ha condotto alla sospensione di parlamentari e pubblici amministratori, poi assolti nei successivi gradi di giudizio. Non posso che approvare l’ultimo sulla separazione, sebbene abbia già espresso i miei dubbi sulla portata”.

Come mai tutto questo silenzio intorno ai referendum? A chi fanno paura i quesiti?

“La sua è una domanda retorica, perché sappiamo tutti a chi fanno paura. La magistratura non ha alcuna intenzione di lasciare il potere acquisito nel corso degli anni e tenterà fino all’ultimo di auto-conservarsi. Ne è dimostrazione lo sciopero generale: i magistrati intendono rimanere gli unici funzionari pubblici dello Stato non valutati da nessuno. Certi partiti, invece, stanno in silenzio perché l’abbattimento in via processuale degli avversari politici fa comodo”.

Cosa ne pensa, infine, della riforma Cartabia, al vaglio del Senato?

“La riforma Cartabia e gli ultimi provvedimenti sono da accogliere positivamente. Abbiamo superato l’aberrante abolizione della prescrizione e finalmente vi sarà un fascicolo del magistrato per valutazioni serie e attendibili. Tuttavia, serve una nuova Assemblea costituente che revisioni in modo organico la parte II della Costituzione, così come proposto a tutti i partiti dalla Fondazione Luigi Einaudi”.