di Conchita Sannino
La Repubblica, 14 giugno 2022
I contrari ai due quesiti vincono a Napoli, Torino e altre città e salgono dove si è votato anche per le amministrative: doppia sconfitta per i promotori. Mentre il Sì dei proponenti annaspava, lontanissimo dall’approdo del quorum, il No inaspettatamente segnava il suo sorpasso. Almeno sui primi due quesiti, e in città importanti. Bersaglio inesorabilmente fallito: è la pagella finale. Hanno votato solo 2 su dieci: il 20, 95 per cento, record negativo. Ma è la doppia bocciatura in alcune aree, forse, il dato che brucia di più per Lega, radicali e renziani che (come alcuni fedelissimi berlusconiani, oltre che frange di centristi e persino amministratori dem) avevano puntato tutto sulla frattura tra cittadinanza e magistratura.
Invece. Non solo l’affluenza colloca il referendum sulla Giustizia al minimo storico della partecipazione, solo 9 milioni 670mila e 95 votanti, ben sotto la metà del 50 per cento più uno. Ma il conteggio finale svela, ad esempio, che da Torino a Napoli, passando per Modena, ha vinto o ha quasi pareggiato il voto contrario: proprio sui due interrogativi che avrebbero dovuto dare la spallata, i più legati ai temi della questione morale in politica, o della sicurezza. Si tratta del primo quesito, scheda rossa, che chiedeva la cancellazione dell’intera legge Severino, (che prevede incandidabilità, sospensione o decadenza dei politici condannati), e del secondo, scheda arancione, che mirava alla drastica limitazione dei presupposti su cui chiedere carcere o arresti domiciliari preventivi.
In particolare: Torino (con un’affluenza al 15,89 per cento) ha detto No al primo quesito col 51, 94 dei voti ed è arrivata coi No al 49, 41 sul secondo. Gli altri tre volano invece sul Sì tra il 68 e i 70. A Napoli, sia nella metropoli sia in provincia (pur con affluenze diverse: rispettivamente 8,4 e 14) hanno scritto No per l’abrogazione delle norme Severino: Nell’area metropolitana la bocciatura raggiunge il 53,23 per cento, percentuale che in città sale al 57,05; stesso verdetto, seppur più trattenuto, per il quesito sul freno alle misure cautelari che vede ancora i No prevalere: 52,68 per cento nel capoluogo che cala al 50,54 nell’area metropolitana. Analogamente, a Modena (affluenza al 19), gli elettori cassano il primo quesito col 54, 58 per cento ed il secondo col 51, 82. Dettagli che illuminano il doppio flop, nel generale bilancio della prevalenza del Sì per tutti e cinque i quesiti. Ma anche nel dato generale del Paese, sui primi due quesiti, i No sono alti: 46 per cento per non cancellare la Severino, il 43, 8 per non spuntare le armi dei magistrati su arresti e carcere cautelare. Eppure, sul banco degli imputati non finiscono i promotori, ma l’istituto referendario col suo quorum.
Dalla destra a +Europa, parte il coro di chi vuole rivedere la quota del 50 più uno. Forza Italia, col sottosegretario alla Giustizia, avverte: “Non bisogna mica confondere la scarsa affluenza con la volontà del No”. E Matteo Salvini offre la sua interpretazione. “Una riflessione va fatta, perchè se si va avanti di questo passo”, ipotizza, non sarà valido “nessun referendum”. Una preoccupazione cui si associa persino Leu, con la capogruppo al Senato Loredana de Petris, secondo cui l’esito pone “un problema serio sul quorum”.
Ma si tratta di letture “davvero singolari e forse fuorvianti” stando all’analisi tecnica del presidente dell’Associazione costituzionalisti italiani, il professore Sandro Staiano. “Rispetto a risultati così chiari, bisogna cogliere la volontà popolare. Sento dire spesso in queste ore: l’elettore non ha capito. Invece l’elettore capisce benissimo e ha disertato le urne in maniera avvertita: quando si trova di fronte a materie complesse, esprime in questo modo un giudizio consapevole, e negativo, sull’uso che è stato fatto dello strumento”. Per il direttore del Dipartimento di Giurisprudenza della Federico II di Napoli, insomma, “il contesto politico-partitico ha pensato di fare un uso strumentale del referendum, ha usato temi polemici per scaricare sugli elettori un conflitto di politica giudiziaria. Ed il corpo elettorale lo ha compreso ed ha reagito di conseguenza. Ma tutto questo poggia sulla premessa che l’appello a questo tipo di referendum non è uno strumento di democrazia diretta, come si dice, ma di partecipazione alla vita pubblica: e visto che si prevede il raggiungimento del quorum, si apre alla scelta della non partecipazione. Come responso, quello sì, da consegnare ai suoi rappresentanti che forse nella sede congrua del Parlamento avrebbero meglio potuto districare quei nodi”.
Intanto l’Anm ne approfitta per chiedere alla ministra Cartabia e al Parlamento di “modificare la riforma”, a partire dalla “bocciatura categorica della separazione delle funzioni” che si legge nel flop del voto. Il messaggio più netto girava però ieri in una chat di pm. “Volevano cristallizzare con questo referendum la sfiducia degli italiani verso la magistratura. Hanno scoperto che il boomerang era tutto per loro”.










