di Simone Canettieri
Corriere della Sera, 23 febbraio 2026
I governatori del Nord mobilitati per il Sì. Schlein e il tour del No. Meloni valuta se partecipare ad alcune iniziative. Conte punta sui tre ex paladini dell’antimafia. “Andate e mobilitatevi”. L’altro giorno ai governatori di Piemonte, Lombardia, Liguria e Veneto (tutti di centrodestra) presenti in consiglio dei ministri per l’Autonomia differenziata è stato detto di “darci dentro” con la campagna referendaria. Il messaggio è arrivato loro dai ministri di Fratelli d’Italia più vicini a Giorgia Meloni. Perché una vittoria squillante del “Sì” al Nord potrebbe riequilibrare un successo del “No” al Sud. Chissà. A poco più di un mese dal voto a Palazzo Chigi si fanno anche questi ragionamenti.
Così come dalle parti delle opposizioni la linea sembra essere quella di “marciare divisi per colpire uniti”. Al momento l’idea di una chiusura del fronte del “No” con Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli (e forse Renzi) sullo stesso palco è confinata fra le ipotesi di scuola.
È tutto molto prematuro. La battuta che circola infatti è “prima l’Ariston, poi la giustizia”. Si sa: dopo il Festival di Sanremo, la campagna referendaria è destinata a cambiare musica. Saranno le tre settimane decisive per il “Sì” e per il “No”: il grande sprint.
L’arte divinatoria dei sondaggi inizierà a muovere le scelte strategiche dei comitati e soprattutto quelle dei leader politici che si trovano sulle sponde opposte del fiume. Con sentimenti diversi: tra chi, il fronte del “No”, spera in una spallata che vada oltre la riforma e chi, al contrario, riconduce tutto al “merito” della faccenda mettendo le mani avanti sulla stabilità del governo comunque dovesse andare.
Nel centrodestra tutto ruota intorno a Meloni. Al momento ballano due iniziative pubbliche a cui la premier potrebbe partecipare ma anche no: il 12 o il 13 marzo a Milano e il 18 a Roma. La presenza di Meloni è data per “possibile”, ma non ancora certa. Sono iniziative di Fratelli d’Italia che al momento non prevedono gli altri leader Antonio Tajani e Matteo Salvini. La foto del governo non è consigliata, dagli esperti.
La presidente del Consiglio ragiona su “come” e “quanto”, per usare una formula inflazionata, dovrà “mettere la faccia” su questa sfida. Entrare nel merito degli errori dei giudici a colpi di video o rispondere al richiamo della piazza? Anche dentro il suo partito abitano idee opposte.
Elly Schlein invece, nonostante un pezzo di Pd sia per il “Sì”, è in prima linea in giro per l’Italia: martedì, per esempio, sarà a Latina per un incontro con l’ex magistrato e scrittore Gianrico Carofiglio. L’armocromia dem dice che il colore della vittoria sarà il magenta, quello che campeggia sui cartelloni della campagna per il “No”. Parola chiave: abbraccio di popolo. Che Andrea Orlando declina con una citazione berlingueriana: “Dobbiamo parlare a una maggioranza nobilmente conservatrice che pensa che sia meglio non fare un salto nel buio”.
Sul fronte opposto Forza Italia si prepara a una “fase due scoppiettante”: maratone oratorie e treni per il Sì che attraverseranno l’Italia in lungo e largo con scompartimenti dedicati alle buone ragioni della riforma. Più una serie di incontri, convegni e seminari. Si parla di quattrocento eventi.
Giorgio Mulè, tra i più attivi insieme al viceministro della Giustizia Paolo Sisto, ieri era ad Atri (nel Teramano) e lunedì, per dirne una, dibatterà con Giuseppe Conte. Il leader del M5s, che è l’avvocato della politica italiana, ha iniziato il suo viaggio da Pescara. Ed è pronto a massimizzare la campagna referendaria. Mercoledì ha in programma un appuntamento di richiamo: a Palermo si confronterà con Carlo Nordio, il padre della riforma. Tutto il M5s è mobilitato con tre “centravanti” di sfondamento: Federico Cafiero De Raho, Roberto Scarpinato e Giuseppe Antoci, fieri paladini dell’antimafia prima di essere eletti.
La “fase due” sarà quella della politica, dopo il primo ruolo svolto dai comitati delle due ragioni. Dentro il centrodestra, specie da Forza Italia, in molti si augurano che la Lega di Salvini inizi ad essere “più attiva”. Il Carroccio finora in questa partita sembra stare “largo sulla fascia”, accusano dalla maggioranza. “Il nostro coinvolgimento sarà totale nella seconda fase”, assicurano i salviniani della prima ora, consapevoli anche delle disponibilità economiche del partito.
Chi si aspetta invece un ministro Nordio dimesso, dopo le continue polemiche, resterà deluso. Il Guardasigilli da qui al 22 e 23 marzo ha in cantiere almeno 30 appuntamenti (e altri ne arriveranno) più varie ospitate. Soprattutto in tv dove il ministro “funziona”, come ha registrato Giovanni Minoli che, a titolo di stima, gli sta dando qualche consiglio. Alla fine però sempre alla premier si torna. Meloni ha fatto arrivare ai suoi parlamentari questo dispaccio: muovetevi sui territori come se fosse un’elezione con le preferenze, casa per casa. Quanto a lei, dopo Sanremo si vedrà.










