di Gilda Maussier
Il Manifesto, 12 ottobre 2025
Preoccupa il voto popolare. Il ministro della Giustizia interviene sulla riforma al V congresso dei magistrati di Area democratica. L’Anm: “La nostra battaglia non è contro qualcuno ma in difesa della Costituzione”. “Nessun intento punitivo verso la magistratura”; “sappiamo che abbiamo idee molto diverse e molto chiare ma questo non significa arrivare a uno scontro frontale”. In vista del referendum sulla riforma costituzionale per la separazione delle carriere dei magistrati (manca solo l’ultimo via libera del Senato), il ministro della Giustizia Carlo Nordio tenta di attutire lo scontro con l’opposizione e con i suoi ex colleghi magistrati. E usa un tono quasi adulatorio, quando ipotizza che “se dovesse passare la riforma non è detto che non ci sia possibilità di collaborazione sulle leggi attuative” e “sul potenziamento delle risorse”. D’altronde, la platea a cui si rivolge il Guardasigilli è quella del V congresso di Area democratica per la giustizia in corso a Genova. È un tentativo, ma a giudicare dalla reazione delle toghe di AreaDg, ieri Nordio non ha proprio fatto breccia in cuori e menti.
“È un processo alle intenzioni dire che la riforma sia un primo passo verso la sottomissione del pubblico ministero al potere esecutivo - ribadisce il ministro parlando in videocollegamento da Lipari, dove ha partecipato agli Stati generali delle isole minori - La riforma costituzionale su questo è chiarissima e parla proprio di autonomia in difesa della magistratura giudicante e requirente”. Un’autonomia che Nordio sembra concedere però fino a un certo punto quando, parlando del referendum, avverte: “Se la magistratura cadesse nella trappola di questo abbraccio mortale con la politica, ci sarebbe una conferma di un sospetto, che io personalmente non ho, che la magistratura voglia agganciarsi alla politica o addirittura fare politica”. E invece, poiché “oggi si parla per gli incarichi apicali di un concerto tra Csm e Ministero”, il Guardasigilli annuncia di essere “favorevole ad abolire questa parola, “concerto”, per evitare qualsiasi tipo di interferenza tra il potere esecutivo e l’autonomia del Csm”. Infine, l’annuncio: pioveranno risorse e entro il 2026 “avremo l’organico pieno della magistratura”.
Parole, parole, ma nulla di nuovo, secondo le toghe di Area: “Da Nordio non abbiamo sentito proposte per migliorare la tutela dei diritti - è il loro commento - ma solo le solite battute. Peccato, noi pensiamo che c’è tanto da fare in Italia per la effettività dei diritti”. Intervenendo subito dopo dal palco del congresso di Area, Elly Schlein replica all’esponente del governo: “Tutti i giorni la maggioranza prende la clava contro un nemico al giorno, anche per distrarre dalla mancanza di risposte su piano politico e economico, e poi vengono ai congressi a chiedere ad altri di fare un dibattito pacifico e sereno”. E nel merito della riforma la segretaria del Pd ribadisce la forte contrarietà “nel merito e nel metodo” in quanto la riforma “fa il contrario di quel che annuncia” e “non affronta nemmeno uno dei punti per il miglioramento del funzionamento della giustizia”. Ma evidentemente, conclude Schlein, l’obiettivo è “di prendere uno dei poteri dello Stato per dividerlo e indebolirlo, minare l’indipendenza dei giudici e trasformarli in un corpo più condizionato da chi in quel momento governa e esercita il potere”.
A Genova ieri mattina è intervenuto anche il leader 5s Giuseppe Conte: “Con la scusa di restituire il primato della politica sul diritto si stanno scardinando i principi del nostro Stato costituzionale di diritto con evidenti ricadute anche sulla tenuta del sistema democratico”. E il segretario generale dell’Anm, Rocco Maruotti: “La nostra attuale battaglia non è contro qualcuno ma in difesa della Costituzione”.
Di referendum sulla riforma si è parlato ieri anche alla festa del Foglio, a Firenze, dove il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si è detto “certo che il sentimento popolare sia abbastanza a favore di quella riforma”. Da quello stesso palco si è però levato anche il monito del vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli: “Non vorrei che l’eventuale referendum pro o contro la separazione delle carriere dei magistrati si risolva poi in un referendum pro o contro la magistratura. Questo sarebbe un gravissimo danno per il Paese”.











