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di Luigi Nicolosi

Il Mattino, 11 gennaio 2026

Si moltiplicano i comitati pro e contro la nuova legge voluta dal governo: “Non solo giuristi entrano nel dibattito”. Due date cerchiate in rosso, 22 e 23 marzo 2026. Un doppio appuntamento con il referendum confermativo per determinare le sorti della riforma costituzionale della giustizia firmata dal guardasigilli Carlo Nordio. Dopo mesi di duelli a distanza, per operatori e tecnici del diritto scatta l’ora “x”: uscire dalle aule e dagli uffici giudiziari per riversarsi nelle piazze e nelle strade di Napoli. Con un solo obiettivo: stabilire un contatto con i cittadini e portare fuori dalla bolla degli addetti ai lavori le ragioni del Sì e quelle del No.

Sul tavolo temi tanto scottanti quanto delicati: dalla separazione delle carriere di giudici e pm allo sdoppiamento del Csm, passando per l’istituzione dell’Alta corte per i procedimenti disciplinari. A metà dicembre a rompere gli indugi è stato il comitato “È giusto dire no”, coordinato dall’ex presidente del tribunale di Napoli Ettore Ferrara e promosso dall’ex procuratore generale Luigi Riello, con la presentazione alla Domus Ars di Santa Chiara. Questa mattina, alle 10, scenderà invece in campo la camera penale di Napoli con l’iniziativa “129 piazze per il sì”.

L’appuntamento è nel cuore del Vomero, in via Scarlatti, con un gazebo e centinaia di volantini da distribuire: “La nostra - spiega Marco Muscariello, presidente della camera penale di Napoli - è una battaglia che non ha colore politico, tant’è che proprio l’avvocatura non ha esitato a schierarsi, con uno sciopero, contro il decreto Sicurezza”. Nel merito della riforma, secondo Muscariello il testo non cela alcun tentativo di attaccare la magistratura: “Non è prevista alcuna azione punitiva nei confronti di pm e giudici, anzi viene rafforzato il principio di autonomia con uno sbarramento anche per il futuro. Viene però finalmente stabilita una regola che limita l’influenza delle correnti”.

Il riferimento è all’introduzione del sorteggio per la componente togata del Csm, che “avverrà sempre tra figure qualificate e con oltre vent’anni di esperienza. Il magistrato che ha i titoli non ha bisogno delle correnti per fare carriera. Con questa riforma ci allineiamo ai Paesi europei più moderni”. Di tutt’altro avviso il gip Leda Rossetti, neo presidente della giunta distrettuale di Napoli dell’Associazione nazionale magistrati, chiamata, insieme alla pm Ivana Fulco, eletta segretario, a guidare l’Anm nella fase più rovente della campagna referendaria: “Dalle istituzioni ai circoli e alle associazioni, il nostro obiettivo è quello di far conoscere i pericoli che si annidano in questa riforma. Su tutti, quello di alterare l’equilibrio tra i poteri dello Stato”.

Il rischio sarebbe quello di ricondurre l’operato di pm e giudici sotto il controllo dell’Esecutivo: “Il vero fine di questa riforma - spiega la presidente Rossetti - è quello di minare l’indipendenza dei magistrati. Il Csm ne uscirà indebolito e i membri togati saranno più esposti alle pressioni interne ed esterne. Mentre i laici, che verranno eletti con un sorteggio “camuffato”, saranno espressione della maggioranza governativa che indirizzerà le nomine più delicate, come quelle delle Procure più importanti d’Italia. Il giudice sarà poi intimorito da una minaccia disciplinare, il cui esercizio viene affidato all’Alta corte che non garantisce imparzialità nella composizione e le cui decisioni non sono impugnabili in Cassazione. Una riforma punitiva per la magistratura e pericolosa per i cittadini”.

Per l’avvocato Bruno Larosa, presidente del comitato “Mario Pagano per il sì”, “paventare un attentato all’autonomia è una mistificazione. Noi avvocati saremmo i primi a impedire una riforma che mini l’indipendenza della magistratura, ma allo stato non c’è nessun pericolo di questo tipo”. Sulla stessa lunghezza d’onda il professore Vincenzo Maiello, ordinario di Diritto penale: “La riforma completa il disegno costituzionale del giusto processo, potenziando l’indipendenza del giudice e favorendo la percezione di trasparenza delle sue decisioni”.

Il fronte del no da qui ai prossimi due mesi sarà impegnato in un fitto calendario di appuntamenti pubblici. Tre, invece, le occasioni di confronto con i sostenitori del sì: il 19 gennaio al dipartimento di Giurisprudenza della Federico II, il 26 gennaio all’Accademia di Belle Arti di via Costantinopoli e il 3 febbraio al liceo Scientifico “Enrico Fermi” di Aversa.

Altri interventi, ma senza “contraddittorio”, il 31 gennaio al Circolo della Stampa di Avellino e il 5 e il 14 febbraio, rispettivamente all’Istituto italiano per gli Studi Filosofici e all’Asd Kodokan di piazza Carlo III. Sul fronte del sì è ancora in fase di definizione il calendario di eventi, soprattutto in centro città, successivi a quello di oggi al Vomero. Le toghe napoletane lanciano il guanto della sfida, l’avvocatura pure. Tra poco più di due mesi l’ultima parola alla cittadinanza.