di Valentina Petrini
La Stampa, 6 giugno 2025
Tra i cassintegrati dell’ex Ilva e i disperati della Terra dei fuochi, sono i sacerdoti a informare sul voto: “Tocca a noi sopperire a questa mancanza”. “Hai sentito? - sussurra la moglie al marito -. Il prete sta dicendo che dobbiamo andare a votare”. Don Marco Crispino è parroco della chiesa San Giuseppe Moscati, quartiere Paolo VI. Domenica 18 maggio, messa della sera tra i palazzoni a schiera del quartiere nato negli anni Sessanta per far spazio alle famiglie degli operai del siderurgico ex Ilva nel periodo del boom economico.
Durante l’omelia Don Marco si concede un messaggio alla sua comunità: “L’8 e il 9 giugno si voterà per i referendum su lavoro e cittadinanza. Siate consapevoli, qualsiasi scelta è legittima, purché sia una vostra scelta”. Alla fine della messa mi avvicino: “Tra i 18 e i 35 anni non c’è quasi più nessuno qui, vanno tutti via. Chi resta lavora in nero, precario, giovani che fanno home working per call center da casa. E poi la tegola dei 3.900 cassaintegrati ex Ilva che toglie il sonno e il sorriso”.
Taranto è la città dell’acciaio che ha reso ricca l’Italia ed è rimasta però affamata. La siderurgia era la grande promessa per restituire parità economica alla gente del Sud. Oggi, invece, le famiglie non sono protagoniste di nulla, sui portoni prevalgono i cartelli vendesi, affittasi, ingialliti. Non solo la vita umana, anche gli immobili hanno perso valore a causa dell’inquinamento e della disoccupazione. Taranto-Cerignola, 187 km. Provincia di Foggia, quella dei ghetti dei braccianti, alcuni morti ammazzati, altri uccisi dal lavoro, con le paghe a 3, 4, 5 euro l’ora per 12 ore al giorno. Don Pasquale Cotugno della Diocesi di Cerignola dal 2024 è diventato anche delegato regionale Caritas.
“Le persone non sono informate. Il referendum è uno strumento popolare di partecipazione alla vita pubblica e noi lo promuoviamo anche nei percorsi di cittadinanza con il servizio civile per i giovani, come metodo di partecipazione. Vedere che le istituzioni silenziano invece l’informazione sul prossimo appuntamento dell’8 e 9 giugno è per me gravissimo” aggiunge don Pasquale. Non ha paura di essere accusato di fare propaganda? “Sono i partiti oggi che preferiscono fare propaganda piuttosto che esercitare un ruolo di educazione alla politica, alla cittadinanza. Sopperire a questa mancanza rientra nel nostro compito di evangelizzazione”.
L’ultimo bracciante morto nelle campagne tra Taranto e Cerignola è Rajwinder Sidhu Singh, ferito da un macchinario e non soccorso, proprio come Satnam Singh, stesso cognome, stessa sorte, senza contratto e senza permesso di soggiorno alle dipendenze di un imprenditore agricolo già sottoposto agli arresti domiciliari nel 2020. “Tra le famiglie di fedeli italiani - continua Don Pasquale - prevale l’angoscia per la disoccupazione, gli stipendi bassi, i licenziamenti, conseguenza anche dei contratti precari. Tra le famiglie migranti invece c’è lavoro nero schiavizzato, l’incubo dei rinnovi dei permessi di soggiorno e la lunga e lenta burocrazia per la cittadinanza che poi si abbatte soprattutto sui minori che stanno crescendo tra i banchi di scuola”.
Don Giuseppe Molfese è della diocesi di Tricarico, in Basilicata, ancora 130 km, un’altra terra di confine a sud. Lo intercetto mentre sta per iniziare un incontro: “Dobbiamo parlare proprio dei prossimi referendum con i volontari del servizio civile. L’opzione fondamentale del cristiano è vivere non come una monade, ma capire che abbiamo una società dove l’altro non deve essere considerato un ostacolo, ma uno strumento per realizzarci pienamente”.
Si riferisce al quesito sulla cittadinanza? “Non solo, anche al lavoro. Il mandato della Chiesa è l’attenzione verso gli ultimi. E in questi referendum ci sono diversi quesiti che riguardano questo stile di prossimità che è proprio del mandato pedagogico, ma anche educativo della Caritas”. Don Giuseppe per vocazione interpreta la speranza: “Molti però non sanno nemmeno la data del voto. È inutile negarlo, le reti nazionali e generaliste, pubbliche e private, hanno boicottato questo referendum. Solo una cosa mi rincuora: i giovani. Tra loro c’è grande interesse a differenza degli adulti. Nella mia realtà ecclesiale c’è dibattito e confronto. I ragazzi e le ragazze vivono l’integrazione con persone provenienti da Paesi stranieri come un valore aggiunto. Tra loro è passato il messaggio che è un diritto che abbiano una cittadinanza senza attendere tempi così lunghi come oggi”.
Il funambolismo di Meloni sul referendum: andare a votare ma non votare - Altri 219 km, Terra dei fuochi, Aversa. Don Carmine Schiavone: “Ci sono fedeli nella mia comunità che quando hanno ricevuto da me l’informazione dei referendum dell’8 e 9 giugno, e nello specifico dei 5 quesiti, è come se fossero stati colti di sorpresa “questa cosa c’era sfuggita” mi hanno detto. Come è possibile? C’è una falla grave nel nostro sistema. Molti, benché cristiani cattolici, attenti al tema dell’immigrazione, non sapevano si votasse anche per la semplificazione della concessione della cittadinanza. Lunedì scorso, abbiamo persino incontrato un buon numero di sindaci e nemmeno da loro è emersa una presa in carico della missione di sensibilizzazione a questo tema. Gravissimo secondo me”.
Don Carmine ha organizzato incontri con imprenditori, insegnanti, operai e terzo settore. E racconta: “I primi si sono mostrati preoccupati per i quesiti sul lavoro, per le regole sui licenziamenti, i contratti, gli indennizzi e gli appalti. I secondi sono parsi disinteressati e non ce lo aspettavamo. Soltanto l’associazionismo dà speranza, qui ne contiamo almeno una sessantina nella sola città di Aversa, ma l’intero agro aversano si è interrogato sui temi del referendum”.
I ceti poveri? “È un po’ come se le difficoltà della vita avessero eroso il senso di comunità e spinto l’individuo alla sopravvivenza di se stesso, per mancanza di una formazione al bene comune da parte di partiti, istituzioni e media. Qui siamo nella cosiddetta terra dei fuochi, dove la camorra ha seppellito scorie e rifiuti, dove il dramma dell’inquinamento e delle malattie è in quasi tutte le famiglie, eppure nessuno fa quelle scelte orientate verso l’attenzione al creato, la scelta etica del rispetto dell’ambiente. Figuriamoci il voto”. Lunga vita al diritto di voto.











