sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Mario Di Vito

Il Manifesto, 16 dicembre 2025

Bisogna sapersi coordinare. Cioè, bisogna mettersi d’accordo. Perché anche le buone intenzioni possono sortire effetti indesiderati. La questione del mini comitato “di sbarramento” per contrastare la volontà del governo di fissare la data del referendum sulla riforma della giustizia all’inizio di marzo resta aperta. I dieci volenterosi cittadini che, muniti di certificato elettorale, si recano in Cassazione per annunciare di voler raccogliere le firme per indire il referendum ci sarebbero - e questo costringerebbe il governo ad aspettare fino al 30 gennaio per fissare la data, che a quel punto slitterebbe ad aprile -, ma per muoversi sostengono di aver bisogno della concordia di tutti. E se molti sono d’accordo, il maggiore ostacolo al momento è quello rappresentato dalla Cgil, cioè il maggior soggetto sociale della Via Maestra, la costellazione di sigle e associazioni che soltanto il 10 gennaio lancerà la sua campagna per il No al referendum. E che fino ad allora preferirebbe non si muovesse nemmeno una foglia. Da qui la prudenza dei volenterosi cittadini di cui sopra. E anche di Rifondazione Comunista, l’unica forza politica sin qui che si è messa a disposizione per presentare in Cassazione un suo quesito referendario e contribuire così a rallentare la corsa del governo verso le urne, nella convinzione - diffusissima a destra - che il Sì abbia solo da perdere in una campagna di lunga durata.

Le coordinate dell’assalto del resto sono molto semplici. La premier Giorgia Meloni, durante il suo comizio di chiusura ad Atreju, non le ha nascoste: “Votate per voi stessi e per il futuro della nazione. Votate perché non ci possa più essere una vergogna come quella di Garlasco”. In che modo la riforma possa contribuire a risolvere pasticci mediatico-giudiziari come il cold case dell’omicidio di Chiara Poggi non è dato sapere, ma il senso politico dell’uscita è evidente: votate contro i magistrati. Come slogan funziona, a patto che non ci sia il tempo di fare ragionamenti un filo più complessi. Da qui la volontà di votare il prima possibile. Alla faccia del tanto decantato “merito” del provvedimento, citatissimo per titoli ma mai approfondito davvero dai sostenitori della revisione costituzionale.

E però, dall’altra parte, continua a registrarsi una certa inerzia. Sin qui, a parte qualche sporadica dichiarazione, soltanto l’Anm e il suo comitato si stanno effettivamente muovendo sul fronte del No. E, come detto e ridetto, parliamo di un soggetto che vuole rimanere solo e soltanto sul punto tecnico della riforma, evitando il più possibile di scendere sul piano della politica. Ancora sul piano dei professionisti del diritto, comunque, è di ieri la notizia della fondazione di un comitato di “Avvocati per il No”. Una pedina fondamentale per contrastare lo strapotere - solo mediatico - delle Camere penali e di altre più piccole associazioni forensi che fanno campagna per il Sì. “Non tutta l’avvocatura è favorevole alla riforma - scrive in una nota il presidente Franco Moretti - esistono avvocati che non sono disposti ad apporre la propria firma su una modifica della Costituzione che, sfruttando l’illusione di una giustizia più giusta, determinerà un’alterazione dell’equilibrio fra i poteri dello stato a vantaggio della politica e in danno delle persone”.

Qualcosa di nuovo si muove anche dalle parti del Sì. Giovedì verrà fondato il comitato delle forze politiche di destra. Per la presidenza girano due nomi: l’ex giudice costituzionale Nicolò Zanon e l’avvocato Andrea Di Porto, consulente della Fininvest. Tra gli altri, parteciperanno all’impresa anche le consigliere laiche del Csm Isabella Bertolini e Claudia Eccher, l’ex presidente delle Camere penali di Roma Cesare Placanica e l’ex direttore del Giornale Alessandro Sallusti.