di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 7 febbraio 2026
Accolta la richiesta dei 15 “volenterosi” che avevano modificato il testo votato dai parlamentari. La Cassazione ha ammesso il quesito sul referendum sulla giustizia preparato dai comitati per il No che modifica il quesito già approvato dal Parlamento. Il quesito è stato depositato dopo la raccolta di 500mila firme, lo scorso gennaio. A proporlo era stato il comitato dei quindici “volenterosi”, giuristi coordinati dall’avvocato Carlo Guglielmi. La formulazione del quesito di iniziativa parlamentare approvato dalla Cassazione nella sua precedente ordinanza recita: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?”.
Con la nuova formulazione, che la stessa Cassazione ha accolto abolendo quella precedente, si fa diretto riferimento agli articoli della Costituzioni modificati dalla riforma e recita: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente “norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” con la quale vengono modificati gli articoli 87 comma 10, 102 comma 1, 104, 105, 106 comma 3, 107 comma 1 e 100 comma 1 della Costituzione?”.
L’eventuale slittamento del voto sarà adesso discusso in base ai termini da riaprire per la campagna referendaria. Al momento, come suggerito dal Quirinale, non sono state stampate le schede elettorali e quindi non è esclusa la possibilità che la data rimanga fissata al 22 e 23 marzo 2026. Stefano Ceccanti, docente di diritto pubblico comparato all’università “La Sapienza” di Roma ed ex parlamentare, schierato con il Si dice: “Premettendo il fatto che bisogna aspettare il deposito dell’ordinanza della Cassazione, credo che la data del referendum non cambi: il referendum è già indetto per decreto, verrebbe solo aggiornato il quesito e non servirebbero altri decreti che ne posticiperebbero la data. Quindi il quesito cambia ma la data no. Attendiamo l’ordinanza. Non escluderei però che la questione potrebbe protrarsi qualora i promotori ritengano di chiedere di cambiare la data ricorrendo alla Consulta per conflitto di attribuzione. Anche in quel caso penso che però il ricorso non verrebbe ammesso”.










