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di Manuela Messina

La Repubblica, 11 giugno 2022

L’ex vicepresidente lombardo Mario Mantovani: “Sei mesi di carcere, 7 anni di processo e la vita distrutta per una errata trascrizione di un’intercettazione”. E l’ex sindaco di Lodi Simone Uggetti: “E’ necessario intervenire sui tempi della giustizia”.

“Vi racconto un paio di episodi che mi hanno riguardato personalmente sulla giustizia: quando ho dovuto rifare la carta di identità me ne hanno rilasciata una ‘non valida per l’espatrio’. La segretaria lo ha specificato ad alta voce, in modo che potessero sentirla anche gli altri in fila....”. Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana racconta la sua esperienza personale prima del proscioglimento nel cosiddetto “caso camici”. E lo fa durante la chiusura a Milano della campagna per il Referendum giustizia, promosso dai Radicali e dalla Lega. “Tra l’altro - dice sorridendo - io abito di fronte alla Svizzera...”.

Insieme al governatore sul palco ci sono altri amministratori locali coinvolti in vicende giudiziarie, tra cui l’ex sindaco di Lodi del Pd Simone Uggetti, condannato in primo grado, assolto in appello ma ancora imputato perché il processo di secondo grado è da rifare dopo l’annullamento con rinvio della Cassazione. E l’ex vicepresidente della Regione Lombardia Mario Mantovani, quasi si commuove mentre la tesoriera dei Radicali Irene Testa legge in diretta l’Ansa appena uscita con le motivazioni della sua assoluzione in appello in uno dei processi sulla sanità lombarda. “Sentire che per una errata trascrizione di una intercettazione ho fatto 6 mesi di carcere, 7 anni di processo e ho avuto la vita distrutta ti fa solo dire che c’è da vergognarsi a essere italiani”.

Fontana ha raccontato un altro episodio: “Avete presente il caso Diasorin? Stavo facendo la doccia come sempre intorno alle 6,30 del mattino e mi viene annunciato da un colonnello della Guardia di finanza che deve entrare in casa mia per farmi una perquisizione. Si presentano in cinque, compresi due professori universitari. Che cosa erano venuti a fare? A sequestrarmi il telefonino. Ripeto, erano in cinque. E io ero solo persona informata sui fatti, anche se è chiaro che volevano farmi diventare indagato. Se me lo avessero chiesto il telefono lo avrei consegnato, invece ho dovuto spiegare la cosa ai miei figli che sono ancora giovani e non è stato facile”.

E, a favore dei Referendum, si schiera anche dal campo avversario a quello della Lega di Fontana, l’ex sindaco di Lodi. “Sono stato 10 giorni in carcere e 25 giorni ai domiciliari, sono passati 6 anni e ho una vicenda giudiziaria ancora in corso”, dice Uggetti. “Il Referendum è un modo per sensibilizzare il Parlamento affinché affronti certi temi, ad esempio quello che riguarda i tempi della giustizia. Ci sono elementi di sistema che vanno corretti”.

Tutte voci, insomma, chiamare a fare quasi da testimonial a favore del voto di domenica 12 giugno. Roberto Calderoli, uno dei protagonisti della campagna, arriva con indosso ancora la maglietta simbolo della campagna referendaria e spiega che è ancora in sciopero della fame, fino alla mezzanotte di oggi quando scatta il silenzio elettorale. “La giustizia è un tema che riguarda tutti e spero che questo gesto possa essere servito a squarciare il silenzio sui quesiti referendari. Al mondo interessa solo che cosa ho mangiato - dice al pubblico in sala - pensate che un giornalista mi ha chiesto a quanto avevo la glicemia. Mica vado in giro con gli esami del sangue”.