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di Giuliano Santoro

Il Manifesto, 22 febbraio 2025

I due ministri più esposti sul referendum confermano a Bologna il tentativo di usare la sicurezza. Ma cercano di cambiare registro. A un mese esatto dal referendum sulla riforma costituzionale della giustizia, la destra si ritrova a Bologna. Se, come è noto, Meloni ancora non è ufficialmente scesa in campo, nel capoluogo emiliano arrivano i due ministri più esposti: Matteo Piantedosi e Carlo Nordio. Perché la campagna della maggioranza parlamentare si gioca tutta sul connubio tra ordine interno e funzionamento della magistratura. L’evento al quale partecipano si intitola, appunto, “Non c’è sicurezza senza giustizia”.

Il Ministro dell’interno invita a “non commettere falli di reazione”, riferendosi agli eccessi contestati dall’arbitro Sergio Mattarella. Ma, per restare alle metafore calcistiche, i ministri seguono lo schema della presidente del consiglio e giocano di retroguardia: garantiscono che in nessun modo le sorti del voto sulla riforma influenzeranno le sorti del governo: “L’anno scorso c’è stato un referendum molto importante, che aveva motivi importantissimi come la cittadinanza e il lavoro - afferma Piantedosi - I sostenitori non mi pare si siano dimessi quando l’esito è stato pressoché disastroso”. E ancora: “Non ci saranno scossoni istituzionali. La magistratura resterà autonoma e indipendente, e il confronto democratico continuerà nel rispetto delle regole”. Di più: per il referendum addirittura attuerebbe al meglio la Costituzione, perché conferma “lo spirito dell’articolo 111 sulla terzietà del giudice”.

Quando tocca al ministro della giustizia, ecco la conferma del modulo difensivista all’italiana. Nordio assicura di non aver mai alzato i toni e ringrazia il presidente della Repubblica per l’invito a ricondurre il confronto nell’alveo della dialettica fisiologica tra istituzioni. E lo scontro con Gratteri? “Ogni volta che lo vedo, ci scambiamo la mano e qualche volta anche baci e abbracci - sminuisce Nordio - Lui ha un carattere un po’ fumino”. Il guardasigilli ha denunciato il rifiuto da parte del fronte del No al confronto. Anche qui, in contropiede, è stato subito smentito: “Con il massimo rispetto che si deve a un’istituzione, mi permetto di ricordare a Nordio il nostro appuntamento comune in agenda”, dice il presidente del comitato “Giusto Dire No” Enrico Grosso ricordandogli il duello televisivo fissato per il 17 marzo. Che ci sia qualcosa che non funziona, al di là dei sondaggi e dei pronostici sulla carta, lo dice anche il fatto che l’idea di adoperare i casi di cronaca nera per gettare ombre sul funzionamento della giustizia pare essersi consumata. Al punto che il capogruppo FdI alla camera Galeazzo Bignami invita a tralasciare il “contingente” per concentrarsi sul senso più profondo della riforma. Un altro cambio di strategia?

L’evento bolognese ha conosciuto un’evoluzione rocambolesca. Prima doveva tenersi in piazza. Poi, come se la cosa dovesse restare nascosta fino all’ultimo, le destre hanno lamentato che l’appuntamento fosse circolato troppo in anticipo, in una città che considerano ostile e che a più riprese hanno provato a espugnare, e si sono spostati nel quartiere Pilastro. Posto poco raggiungibile, dove anche i contestatori hanno deciso che non aveva troppo senso andare. C’erano, per una conferenza stampa, alcuni attivisti di Potere al popolo, che hanno rilanciato la loro manifestazione contro il governo e per il “no sociale” al referendum, del 14 marzo. “Abbiamo un governo che ammira Trump e che vuole portare il suo modello di violenza di stato, dell’Ice, in Italia”, spiega Giorgio Cremaschi dell’esecutivo di Pap.

Il giorno precedente, trecento persone si sono riunite per la rete No Cpr al Tpo. Da anni, e grazie anche alle lotte dei movimenti antirazzisti, in Emilia Romagna non c’è un centro di detenzione per migranti. Nei giorni scorsi il presidente della Regione Michele De Pascale, pur contestando la gestione della sicurezza del governo, è sembrato aprire alla possibilità di aprirne uno. “Ci sono casi in cui la procedura di espulsione viene realizzata simultaneamente e altre circostanze in cui serve un periodo di fermo, la cosiddetta detenzione amministrativa” ha detto De Pascale ai consiglieri regionali che lo interrogavano. Ma è la stessa assessora alla sicurezza del comune di Bologna a smentire la relazione meccanica tra Cpr ed espulsioni. Da qui l’idea della rete No Cpr di convocare, sempre per il 14 marzo, una manifestazione a Bologna su città e sicurezza.