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di Alessandra Parisi

Secolo d’Italia, 13 maggio 2022

Sarà una débâcle annunciata. La partecipazione popolare ai referendum in materia di giustizia (che si terranno il prossimo 12 giugno) sarà ai minimi storici. Il termometro in vista dell’appuntamento con le urne viene da Nicola Piepoli. Che sottolinea come gli italiani “ne sono a conoscenza marginalmente e non andranno a votare”.

“I referendum costeranno tra i 500 e i 700 milioni di euro. Un’ottima creazione di Pil. Gli italiani non andranno a votare. I quesiti saranno nulli”. Non usa giri di parole il noto sondaggista che, all’Adnkronos, annuncia le sue nere previsioni. Denunciando il relativo spreco di soldi pubblici.

Sui 5 referendum abrogativi in materia di giustizia (elezione del Csm, separazione delle carriere dei magistrati, incandidabilità dei politici condannati, custodia cautelare e consigli giudiziari) il presidente dell’Istituto di rilevazioni statistiche Piepoli, non ha molti dubbi. “I referendum sono un modo per far girare soldi, sono un’ottima fonte di spesa”, dice. “Ci sarà una bassa percentuale degli elettori che si recheranno alle urne. Ma tra allestimento dei seggi, costi per schede elettorali e trasferimento delle stesse, si spenderanno centinaia di milioni di euro che sono fatturato prodotto per il Paese”. Una bocciatura totale senza appelli. Lo strumento referendario, su una materia così specifica e tecnica, non ha molte chance di ‘vittoria’.

Non è molto diverso il giudizio di Renato Mannheimer. “Alcuni recenti sondaggi hanno mostrato che solo il 30% degli italiani è a conoscenza dei referendum abrogativi in tema di giustizia. Ed è perfino una cifra esagerata. Perché in quella percentuale va considerata la quota di chi, malgrado non ne sia affatto a conoscenza, dichiara invece di esserne al corrente”. Così il sondaggista in merito aui quesiti, promossi da Lega e Radicali. “A meno di una campagna elettorale molto intensa e forse inaspettata, gli italiani non andranno a votare”, aggiunge Mannheimer. “Là dove si svolgono le amministrative, ci sarà probabilmente una bassa affluenza tipica delle comunali. Ma là dove non si terranno, l’assenza di notorietà e anche la difficoltà di comprensione dei quesiti per quei pochi che ne sono al corrente porteranno a una affluenza ancora più bassa”.