di Adriana Logroscino
Corriere della Sera, 6 maggio 2025
Tajani: scelta politica. Anche la Lega per l’astensione. Landini: messaggio pericoloso. Disertare le urne convocate per i referendum dell’8 e del 9 giugno su lavoro e diritto di cittadinanza. Dopo i rumors lasciati filtrare da Fratelli d’Italia, rompono gli indugi Forza Italia e Lega. Provocando la dura reazione di Pd, M5S, Avs e +Europa: “Chi governa non dovrebbe promuovere il non voto”. Mentre Noi moderati, quarta forza di maggioranza, difende una scelta autonoma: “Voteremo convintamente no”, dice Maurizio Lupi.
Antonio Tajani, segretario azzurro e vicepremier, sollecitato dai cronisti a margine di un evento argomenta così la posizione: “Non andare a votare a un referendum è una scelta politica, non dimostra disinteresse nei confronti degli argomenti. Se c’è un quorum, significa che i cittadini devono riconoscere l’importanza di questa consultazione. Noi non la consideriamo, non la condividiamo”. Quindi, prevedendo le polemiche, rincara: “Illiberale è obbligare la gente ad andare a votare al referendum”. Più tardi anche il salviniano Igor Iezzi schiera la Lega: “La nostra linea è quella dell’astensione. Non è certo un segnale di disimpegno. Anzi è il massimo dell’impegno: puntiamo a fare in modo che non si raggiunga il quorum. È una posizione prevista a livello costituzionale”.
È il segretario della Cgil, proponente dei quesiti sul lavoro, a provocare la dichiarazione pubblica di FdI. Maurizio Landini infatti definisce “grave e pericoloso che il partito di maggioranza del governo, che è il partito anche del presidente del Consiglio, dia indicazione di non andare a votare, tanto più che il presidente della Repubblica ha appena ricordato come la partecipazione politica sia l’essenza della nostra democrazia”. Alberto Balboni, presidente meloniano della commissione Affari costituzionali, punge: “Landini sarà un eccellente sindacalista ma zoppica in diritto costituzionale. Il voto non è un dovere, ma piuttosto un diritto. La nostra Costituzione prevede che sia pienamente legittima la scelta dell’astensione al referendum”.
Ma all’astensionismo invocato dal centrodestra, Noi moderati esclusi, reagiscono praticamente a una sola voce gran parte delle forze di opposizione. “Non hanno il coraggio di dire apertamente che vogliono che si continui a sfruttare il lavoro”, dice Nicola Fratoianni di Avs che si appella agli elettori centrodestra: “Non ascoltateli”. Per Giuseppe Conte, presidente del M5S, “i politici che invitano i cittadini a non votare vogliono aggravare le condizioni della democrazia”.
Stessa linea del Pd, con Arturo Scotto che rimprovera gli avversari: “Chi governa dovrebbe combattere l’astensionismo, non incentivarlo”. Enzo Maraio segretario del Psi, dice caustico: “Tajani, che sui diritti di cittadinanza aveva avuto posizioni coraggiose prima di essere sbugiardato dalla destra populista, ora asseconda i desiderata degli alleati”.
Sull’appuntamento di giugno prende parola anche la segretaria dem, Elly Schlein, che promette l’impegno del Pd a “far salire la partecipazione a un appuntamento che non si può mancare” per “far valere la dignità e la sicurezza del lavoro”. Tuttavia è noto che l’ala riformista che rivendica la bontà del Jobs act, messo in discussione da uno dei quesiti, non condivida lo stesso obiettivo. Quindi il referendum è uno snodo anche interno: se la segretaria incassasse un buon risultato di affluenza, potrebbe provare a capitalizzarlo anticipando il congresso col vento in poppa.











