di Giovanni Turi
La Stampa, 8 marzo 2026
A quindici giorni dal voto referendario del 22 e 23 marzo, gli istituti rilevano un Paese diviso in due: Only Numbers e BiDiMedia danno il Sì avanti, YouTrend osserva il sorpasso del No. Referendum sulla giustizia, i giorni del voto si avvicinano. Le date di domenica 22 e lunedì 23 marzo distano poco più di due settimane. E gli ultimi sondaggi sono la bussola per capire gli scenari che avanzano. Come quello dell’istituto Only Numbers realizzato per il programma “Porta a Porta”, dove l’indecisione su come muoversi regna ancora sovrana. Alla domanda “Pensa di andare a votare il 22 e il 23 marzo per il referendum confermativo della legge sulla riforma della giustizia?”, il 41% segna questa opzione.
Il Sì è in vantaggio con il 38%, mentre il No è al 21%. Ecco, tra coloro i quali intendono recarsi alle urne, l’intenzione di cosa votare è ancora sul filo del rasoio: più Sì che No (47,9% contro il 47%). Poi seguono quesiti nello specifico. Tipo: “La legge prevede l’introduzione di due diversi Consigli superiori della magistratura, composti rispettivamente da pubblici ministeri e da magistrati giudicanti, entrambi presieduti dal presidente della Repubblica, lei è favorevole o contrario?”. I favorevoli sono il 43,4% degli intervistati. Si oppone il 39,8%, mentre 16,8% non sa.
E poi: “La legge prevede che i magistrati vengano giudicati da un’alta corte disciplinare, composta da 15 membri, tre nominati dal presidente della Repubblica, tre da professori universitari e avvocati con almeno 20 anni di anzianità estratti a sorte in un elenco approvato dal Parlamento in seduta comune e a nove magistrati estratti a sorte tra i pubblici ministeri e i magistrati giudicanti. Lei è favorevole o contrario all’introduzione di questa procedura?”. Favorevole il 43,9% degli italiani; contrario il 38,4%; non sa o non risponde il 17,7%.
YouTrend: avanti il No - Sull’affluenza, i numeri si rincorrono. Per il sondaggio dell’Istituto Piepoli commissionato da Conflavoro, la stima è del 60%. Ma a prescindere da questo fattore, secondo l’ultima rilevazione di YouTrend per SkyTg24 (risale a venerdì 6 marzo) il No ha consolidato il sorpasso sul Sì. Due gli scenari: quello di bassa partecipazione (47,5% dei votanti) e l’altro di alta (57,3%). Nel primo, la bocciatura alla riforma Nordio si stima al 54,1%. Cifra che si conferma anche nel secondo caso, contro il 48,6% dei favorevoli. Risultati perlopiù orientati dall’affinità politica. Di altro avviso, la rilevazione di BiDiMedia: il 54% degli intervistati si dichiara favorevole, mentre il 36% è contrario. Balla ancora un 10% che non si esprime. Il consenso diventa più limitato di fronte all’istituzione di una Corte disciplinare per i magistrati (51% a favore, 37% contro). E, ancor di più, dinanzi alla proposta di creare due Csm separati per giudici e pm: i pro sono al 46%, i contrari al 42%.
Un’altra fotografia la regala il sondaggio dal titolo “Monitoraggio dell’opinione pubblica sull’attualità politica estera e il referendum sulla giustizia” dell’Istituto Piepoli. Alla domanda “Come pensa che voterà al referendum sulla giustizia”, il Sì è al 52% (in calo del 2% rispetto alla rilevazione precedente), mentre il No al 48% (in risalita).
Quali conseguenze? - C’è poi la rilevazione di Termometro Politico, commissionato da True Data, che mette in fila le ricadute di questo referendum. Domanda: “Secondo lei, l’esito del referendum sulla giustizia provocherà importanti conseguenze politiche?”. Le risposte prendono diversi indirizzi:
- La più quotata, al 37,2%, è “In parte, ci sarà una penalizzazione dei partiti dello schieramento perdente che durerà un po’, ma non influirà sulle prossime elezioni politiche del 2027”;
- Seconda posizione per la risposta “Per nulla, dopo poche settimane non si parlerà più dell’esito del referendum” (al 31,9%);
- Segue poi “Sì, soprattutto con una penalizzazione del consenso dei partiti dello schieramento perdente, che influirà anche sulle elezioni politiche del 2027” (21,7%);
- Medaglia di bronzo per “Sì, molto importanti, ci saranno anche dimissioni di esponenti dello schieramento perdente” (al 6,7%);
- Chiude “Non so/non intendo rispondere”, al 2,5%.











