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di Simone Arminio

La Nazione, 15 gennaio 2026

Il Guardasigilli: il sistema correntizio vieta di destituire i pm che sbagliano. La decisione sulla data del voto il 22 e 23 marzo è attesa per il 27 gennaio. Qualcuno ci scherza: “Da quel posto lì, evidentemente, si prevede il futuro”. Il posto in questione è il tavolo dei relatori dell’aula dei gruppi della Camera, in via di Campo Marzio. Da lì già il 9 gennaio Giorgia Meloni aveva predetto la data del referendum “probabilmente per il 22 e 23 marzo”, pur notando “un intento dilatorio nelle polemiche”. Quattro giorni dopo, stessa aula e stesso scranno, ecco un altro vaticinio: “Non temo i ricorsi sul referendum. Forse verranno presentati, ma non credo proprio che vengano accolti”. A parlare è un emozionato ministro della Giustizia Carlo Nordio, camicia bianca e cravatta grigia, impegnato a presentare, davanti a una platea d’eccezione (presidenti di Camera e Senato, dozzine di ministri, giornalisti tv, direttori di giornali, sua moglie Maria Pia), il libro con cui spiega le ragioni della riforma che porta il suo nome: ‘Per una nuova giustizia’, Guerini e associati editore. E più che sulla separazione delle carriere, l’attenzione si sposta sul Csm, che oggi, attacca il ministro, non interviene destituendo i magistrali di fronte a “errori non scusabili, come quando il magistrato non conosce le carte e quando non conosce la legge”. I motivi? “C’è una giustizia domestica e correntizia”, accusa Nordio.

La sua predizione sul ricorso, in ogni caso, sarà confermata poche ore dopo: il Tar del Lazio ha detto no alla richiesta di sospensiva urgente presentata dai 15 giuristi promotori di una raccolta firme. Partono immediate le girandole bipartisan: entusiasmo e segni di vittoria da un lato, polemiche e intenti battaglieri dall’altro, entrambi frettolosi, perché si capirà nei minuti successivi che il Tar in realtà non ha respinto il ricorso: ha rigettato l’urgenza di una sospensiva, chiarendo c’è tempo per decidere se la consultazione si può tenere il 22 e 23 marzo come deciso dal Consiglio dei Ministri e vidimato dal Quirinale, oppure se la raccolta firme, che ha già superato quota 400mila, non meriti di giungere a termine prima di decidere come procedere.

Svuotatasi in fretta l’aula dei gruppi in un corteo di auto blu, i riflettori si sono dunque trasferiti da Montecitorio a via Flaminia, dove ha sede il tribunale amministrativo regionale del Lazio. Va detto che il tempo c’è: per una decisione si dovrà aspettare il 27 gennaio. “Sono caduti tutti in una falsa notizia, peccato non ci abbiano chiamato prima - ironizza Carlo Guglielmi, portavoce del comitato che ha promosso la raccolta firme -. Gli avremmo spiegato che il Tar ha semplicemente detto che vuole leggere le difese dello Stato e farci discutere prima di decidere”. Al Tar hanno bussato poche ore dopo gli avvocati del Comitato ‘Si alla riforma’, preannunciando che si opporranno al ricorso introduttivo, “aderendo integralmente e supportando le difese della Presidenza del Consiglio”.

Insomma, si balla. Così che il vicepremier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, in serata avvertirà che “il governo andrà avanti per la sua strada, indipendentemente dall’esito del referendum”. Replica la responsabile giustizia del Pd, Debora Serracchiani: “Tutta questa fretta di farci votare sulla giustizia”, mentre “oltre 400 mila cittadine e cittadini hanno già firmato per il referendum costituzionale”, scelta che per la dem “rischia” di bloccare il dibattito pubblico. A sinistra, va detto, c’è un certo ottimismo, rinvigorito dal fatto che gli ultimi sondaggi danno in crescita il no, un fronte considerato più motivato ad andare a votare, mentre l’astensionismo inciderebbe di più sul sì. Riccardo Magi, +Europa, torna a chiedere il voto ai fuorisede. Infine a mescolare ulteriormente le posizioni ci sono i tanti nomi dell’opposizione apertamente schierati per il Sì. Ma “quella è solo caciara buona per i titoli di giornali”, la bolla un onorevole Pd di lungo corso. E su una cosa almeno tutti sono d’accordo: siamo in ballo, sì, adesso è ufficiale.