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di Giovanna Vitale

La Repubblica, 2 novembre 2025

Il Pd: già agitano la clava della responsabilità civile per piegare i giudici. L’auspicio che nessuno tiri per la giacchetta il capo dello Stato. Infiammare lo scontro, additare le toghe come nemico pubblico numero uno, utilizzare le tv amiche per convincere i cittadini che la riforma Meloni-Nordio non è solo giusta, ma necessaria. L’affondo di Alfredo Mantovano, ospite l’altra sera della striscia quotidiana di Bruno Vespa su RaiUno, “è l’ennesimo tassello di una strategia che, con la scusa della separazione delle carriere, il governo usa per colpire e indebolire la magistratura, mettersi al di sopra della legge, piegare le regole al proprio tornaconto”, attacca Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Pd.

“Come sempre stanno ingannando gli italiani”, rincara il verde Angelo Bonelli: “Vogliono far credere che la riforma serve a migliorare la giustizia, mentre l’obiettivo è asservirla all’esecutivo”. Altra benzina che, a macchina referendaria non ancora avviata, rischia di arroventare un clima già surriscaldato.

Pesantissime le accuse lanciate in diretta dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio: dai pieni poteri a suo dire già esercitati dai giudici - rei di bloccare la politica dell’immigrazione, la politica industriale e persino di non dar “seguito alle indagini per i disordini di Roma” - al nefasto condizionamento dei gip sui pm. Mentre il Csm sarebbe incapace di sanzionare i magistrati che sbagliano perché, spiega Mantovano, se “il mio giudice disciplinare è colui che ho concorso a eleggere sulla base dei criteri correntizi” l’imparzialità va a farsi benedire. Dunque “la riforma corregge questa stortura”. E non sarà nemmeno l’ultima: la prossima - a cui il braccio destro della premier pure allude - riguarderà la responsabilità civile delle toghe.

Parole inaccettabili per Marcello Basilico, consigliere Csm di Area, la componente progressista: “Il sottosegretario dice cose sbagliate e oltraggiose sui magistrati”, replica. “Sa benissimo che sui loro giudizi disciplinari i gruppi associati non hanno alcuna influenza”, rivendica dati alla mano un rigore senza eguali. Furioso per il tentativo di mistificazione: “Abbiamo smesso di illuderci che i rappresentanti dello Stato non attacchino indiscriminatamente altre istituzioni, confondendo le idee ai cittadini”, insiste Basilico, “ma vorremmo che almeno il confronto sui temi del referendum si svolgesse su fatti veri”. E perciò “spero che, se Mantovano va a parlare ancora di responsabilità civile dei magistrati, tutti capiscano quale sia lo scopo di questa modifica alla Costituzione: punire i magistrati scomodi”.

Sconsolato anche Enrico Grosso, l’avvocato e costituzionalista scelto dall’Anm per guidare il Comitato per il no al referendum: “È stata presentata come la riforma della separazione delle carriere, ma è quasi uno specchietto per le allodole”. D’accordo la dem Serracchiani: “La responsabilità civile esiste già, ma la vogliono trasformare in una nuova clava. Per cui ora Mantovano ci dia i numeri: quante sono le cause intentate e vinte ogni anno? Parliamo dello zero virgola? La verità è che continuano a fare propaganda punitiva per nascondere la loro incapacità di affrontare i problemi veri della giustizia che ha bisogno di risorse, personale, un processo telematico che funzioni, carceri dignitose”.

Chiara la posta in gioco: la vittoria al referendum costituzionale. Che il governo ha deciso scientemente di non personalizzare per evitare ripercussioni. Dopo la premier, ieri anche il ministro Guido Crosetto ha escluso che un’eventuale sconfitta possa avere riflessi negativi sull’esecutivo, mentre il Guardasigilli Carlo Nordio ha dichiarato che non si dimetterà in ogni caso. Pur dicendosi pronto a fare campagna per il Sì in prima persona, sulle tv e in giro per l’Italia, compatibilmente con i suoi impegni istituzionali.

Intanto il Quirinale segue in silenzio il dibattito in corso. E nulla filtra neppure sulla posizione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella rispetto al referendum, in ossequio alla regola del riserbo e della neutralità politica a cui si è sempre attenuto. E che osserverà anche stavolta. Indisponibile a farsi tirare per la giacchetta da chiunque. Auspicando anzi, a quanto trapela, che nessuno pretenda di attribuirgli opinioni che non intende manifestare. Nella speranza che da ogni parte ci si astenga dal tentativo di forzare abusivamente le sue parole.