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di Iuri Maria Prado

Libero, 11 giugno 2022

Non c’è nulla di male se un noto quotidiano, a un giorno dal voto, prende posizione a favore di uno schieramento politico o in avversione a quello opposto. Tutti ricorderanno quel che fece anni addietro il Corriere della Sera, augurandosi che vincesse il raggruppamento catto-comunista di Prodi, contro l’alleanza guidata da Berlusconi.

Ci stava, anche perché quell’indicazione di voto si limitava a mettere in editoriale una militanza ben più continua. Ma fare quel che ha fatto ieri la Repubblica, a proposito dei referendum per cui si vota oggi, non appartiene a quel rango di discutibile ma legittima tifoseria. Nella versione cartacea la Repubblica si è contenuta, e non ha messo la foto che invece guarniva l’identico articolo online, cioè la foto della ministra Cartabia accanto a questo titolo: “Referendum giustizia, perché diciamo No”. Una specie di fumetto, come se quell’indicazione di voto contrario provenisse dalla guardasigilli. Ma non va meglio nella versione inchiostrata: anche lì si pesca nel torbido, a cominciare dall’assunto da osteria, ovvero da Raitre, secondo cui i cittadini non dovrebbero disturbarsi a votare perché “Conviene lasciar lavorare il Parlamento”, e per finire con l’eccellente teoria secondo cui bisogna andare al mare perché altrimenti rischiamo di mettere i pm “agli ordini di un ministro della giustizia leghista o di Fratelli d’Italia”. A questo punto la Repubblica poteva volantinare gli strilli di Marco Travaglio, per il quale i referendum “non fregano niente se non ai criminali”: risparmiava spazio, al posto dell’articolo metteva un bel comunicato dell’Associazione nazionale magistrati e finiva meglio il compitino.