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ilmetropolitano.it, 19 marzo 2022

I padri detenuti si sentono totalmente delegittimati, sono certi di non avere un posto. Per un padre, il carcere è un grave pericolo per gli scopi della sua stessa funzione genitoriale, per la sua autostima. Un tema di grande rilevanza sociale quello pensato per la progettazione dell’evento/percorso “Libera-Mente. Genitorialità oltre le mura”.

Quante cose riesce a raccontare un bambino a colloquio? Quante ne riesce a dire un padre? Seduti ad un tavolo non si possono condividere esperienze: si possono ricordare, se ve ne sono state, o si può sperare. Difficilmente un figlio, peggio se bambino, si rassegna ad accettare che suo padre non possa tornare a casa con lui e sua madre. Mangiare insieme, condividere una passeggiata, trovarlo all’uscita di scuola. Da queste domande, dalla crescente sensibilità dei professionisti della città, dalle interlocuzioni Istituzionali tra l’ufficio del Garante Avv. Russo, la Camera Penale G. Sardiello presieduta dall’Avv. Pasquale Foti e dall’Assessore al Welfare Demetrio Delfino si è costruito l’evento “Libera-Mente. Genitorialità oltre le mura”. Un percorso sulla genitorialità in carcere.

Il sistema penitenziario, afferma il Garante deve rispettare i diritti inviolabili dell’uomo, del genitore nonostante viva in una struttura detentiva. Il secondo articolo della nostra Costituzione, infatti, sancisce che ‘La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale’. Tra questi diritti inviolabili dell’uomo ritroviamo sicuramente il diritto all’affettività ed alla genitorialità a maggior ragione se reclusa.

Un pensiero condiviso da tutti quello espresso dall’Avv.to Foti “La detenzione minaccia e spesso cancella la funzione di essere padri. È indispensabile che i genitori detenuti siano supportati e accompagnati nell’esercizio del proprio ruolo, poiché il confronto con il giudizio sociale, che varia a seconda delle culture, è spesso crudele. La camera penale di Reggio Calabria vuole cristallizzare e sensibilizzare la società civile al tema della giustizia sociale e delle problematiche afferenti il diritto penitenziario”.

Per la società quasi mai un detenuto può essere un buon genitore: la società si chiede cosa sia in grado di offrire ad un figlio un uomo incapace di discernere tra il bene e il male o peggio un uomo che ha commesso un reato, prosegue il Garante

Questo il pensiero che ha permesso di ideare un percorso partendo dalla festa del Papà in carcere, ma che ha trovato una battuta d’arresto a causa dei contagi Covid in aumento nella provincia regina. Motivo per cui le Istituzioni coinvolte di concerto con la Direzione dell’Istituto Penitenziario, a maggior tutela della salvaguardia del diritto alla salute dei detenuti, ha ritenuto corretto rinviare a tempi più sereni.

È un progetto che solo momentaneamente ha subito una battuta d’arresto dichiara Delfino, perché le Istituzioni sensibili alla giustizia reputano di dover in primis dimostrare attenzione all’altro soprattutto preservando i detenuti dal rischio di contagi Covid intramurari. La pandemia argina solo temporaneamente un’idea che è un percorso non fine a se stesso, ma di sensibilità e supporto ai percorsi trattamentali.

In questi anni intere generazioni di padri si sono scoperte disorientate, incapaci di comprendere quale ruolo esercitare, vivendo un diritto legittimo in funzione di quanto necessariamente stabilito da altri. Reggio cambia passo e lo fa partendo dal tema della genitorialità in carcere con una progettualità istituzionale concreta, professionale e umana, ma soprattutto avendo sensibilità per le istanze dei padri detenuti così come già avvenuto nei giorni scorsi per le donne e madri dell’Istituto Panzera, chiosa il Garante.