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di Marzia Paolucci


Italia Oggi, 25 novembre 2019

 

Un progetto coinvolge 40 donne ristrette nel carcere. Centosettanta pettorine, i tradizionali "bavaglini", altrimenti dette "pazienza" confezionate in carcere e indossate sulle toghe da magistrati e avvocati reggini durante le udienze.

A farle, al prezzo di vendita di 25 euro l'una, un gruppo di detenute del regime di media e alta sicurezza del carcere San Pietro di Reggio Calabria. Le prime 70 sono state consegnate a giugno scorso ai magistrati che ne hanno finanziato la prima raccolta fondi servita ad acquistare le prime macchine da cucire e le successive cento sono arrivate ora, a novembre, per gli avvocati che con il locale Consiglio dell'Ordine, si sono uniti all'iniziativa. Il progetto nato un anno fa, ha coinvolto circa 40 donne detenute del carcere San Pietro su di un totale di 180 detenute.

Lo racconta l'avvocato Agostino Siviglia, Garante regionale dei diritti dei detenuti della Regione Calabria che con la corrente di magistratura Area democratica della Giustizia e la comunità gesuita CVX, ha partecipato alla raccolta fondi per comprare macchine da cucire e materiale necessario a confezionare la pettorine per gli operatori giudiziari, tutte uguali. "L'iniziativa", racconta Siviglia, "nasce dal progetto "Le voci di dentro, conversazioni in carcere su giustizia e legalità" avviato l'anno scorso tra dicembre 2018 e maggio 2019, siamo andati in carcere sulla scia del viaggio che la Consulta ha fatto nelle carceri italiane incontrando i detenuti per parlare di Costituzione.

Noi l'abbiamo fatto qui a Reggio, nei due istituti penitenziari San Pietro e Arghillà, incontrando le detenute che ci hanno rappresentato problemi ed esigenze di vita carceraria, a cominciare da quelle lavorative. Ed ecco spiegato il perché della raccolta fondi". Ora l'auspicio è quello di "implementare il progetto attraverso altre attività per riuscire a strutturare un collegamento all'esterno quale potrebbe essere una cooperativa sociale per iniziare una nuova vita lavorativa dentro e un domani, anche fuori dal carcere".