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di Maria Simona Gabriele


savutoweb.it, 30 dicembre 2019

 

Nei giorni scorsi si è tenuta la presentazione del testo "Manuale di giustizia riparativa e devianza minorile" presso l'Università della Calabria, Aula Magna (Sala Stampa) ed ha visto protagonisti l'editore della casa editrice "Santelli Editore" nella persona di Giuseppe Santelli, rispettivamente, le due co-autrici del libro dott.ssa Mariacristina Ciambrone, presidente A.I.Me.Pe, mediatrice penale, familiare e scolastica, e dott.ssa Maria Esposito, psicologa, sessuologa, psicodiagnosta, specializzata in devianza minorile.

Il tutto è stata arricchito dalla prefazione del prof. Giap Ercole Parini, docente Unical, e dalla prof.ssa Franca Garreffa, docente Unical, che ha contribuito alla stesura del testo argomentando sull'ergastolo ostativo. Ospite dell'evento (nella foto) Lorenzo Sciacca, in qualità di testimone di giustizia riparativa, che ha arricchito il manuale attraverso una sua intervista e testimonianza diretta. Un intervento decisivo quello di Sciacca che ha suscitato molta emozione. L'evento è stato moderato da Alfredo Bruni, collaboratore della "Santelli Editore". Un dibattito interattivo con il pubblico, carico di domande e spunti di riflessione.

Il testo presenta un approccio interdisciplinare per quanto concerne il fenomeno della devianza minorile e l'importanza di percorsi di mediazione penale e giustizia riparativa come modello di giustizia alternativa e come forma di prevenzione nei procedimenti penali minorili. L'editore Santelli ha dichiarato che la stessa casa editrice è attenta verso queste tematiche. In un contesto sociale dove il mondo cambia, le autrici possono offrire nuovi spunti, circa la mediazione penale che d'altronde in Italia sembra essersi sviluppata da poco.

Questo manuale pone l'accento a tutti quei mestieri legati alle relazioni d'aiuto: dall'assistente sociale, all'educatore e di come essi abbiano bisogno di strumenti, di supporti, che possano facilitare un determinato percorso rieducativo e valorizzare queste figure professionali.

Durante la presentazione Maria Esposito ha difatti centrato l'attenzione sulla devianza minorile, e delle sue esperienze significative nell'ambito, tematiche presenti nel manuale che come possiamo notare, non si limita solo alla teoria, ma rappresenta una testimonianza diretta carica di vissuti.

Mariacristina Ciambrone ci ha raccontato come nasce questa vocazione. Laureatasi in Scienze del Servizio Sociale proprio all'Unical, successivamente decide di intraprendere un percorso formativo specializzandosi negli ambiti della mediazione: quello della mediazione penale, famigliare e quella scolastica.

L'autrice ha dichiarato: "oggi è molto semplice acquisire un titolo ma è difficile essere un mediatore, e per me che è diventata una filosofia di vita lo è ancora di più in una terra come la nostra dove spesso emergere e difendere la propria professione diventa un compito difficile. Attualmente sono promotrice di cinque sportelli comunali dell'hinterland calabrese per quanto riguardo la mediazione famigliare e dei conflitti, e il mio impegno continua con tanti progetti sia nelle scuole che in quello penale".

Una testimonianza importante, quella della dottoressa Ciambrone, che rappresenta per i giovani un invito a credere nelle passioni. Del resto la mediazione sta proprio in questo andare oltre gli ostacoli che la vita ci pone. Non a caso anche la copertina del romanzo, dove vi è raffigurato un bellissimo Fiore di Loto, sottolinea l'autrice, non è di certo una scelta puramente casuale. Il Fiore di Loto è il simbolo della mediazione umanistica, che nasce dal fango, e con esso si nutre, e nonostante ciò diventa un bellissimo fiore.

Il Fior di Loto è quindi la metafora di come spesso dalle difficoltà possano fiorire nuove opportunità, di come la nostra esistenza possa abbracciare strade completamente inaspettate.

È il simbolo della resilienza, che per l'autrice è lo scopo della mediazione umanistica, perché la mediazione umanistica pone al centro di tutto l'uomo e i suoi valori. La mediazione è il luogo dove manifestare la propria diversità, che incontra anche quella dell'altro e la accoglie.

Quando parliamo di mediazione umanistica, non possiamo non parlare di giustizia riparativa, che è quella giustizia "ristoratrice" che nasce in Canada tra la fine degli anni ottanta e gli inizi degli anni novanta. Il fine della giustizia riparativa è quello di donare l'equilibrio, e potremmo anche dire che è la parte più nobile della giustizia, perché è quella giustizia che non giudica, non da sentenze ma mira solo a far sì che l'uomo possa riconciliarsi con sé stesso e con il mondo. Perché la giustizia riparativa pone al centro il conflitto che nasce tra l'autore del reato e vittima. Il mediatore è un "artigiano di pace", uno stratega del conflitto. È un professionista che lavora per ridurre questo conflitto.

Una presentazione che ha appassionato anche chi di mediazione umanistica ne conosce poco, un manuale carico di intensità, che ci auguriamo possa rappresentare un punto di riferimento per tutti i professionisti e non solo.