di Damiano Aliprandi
Il Garantista, 15 aprile 2015
Giorgio Hugo Balestrieri, 71 anni, ex capitano della Marina Militare, ex ufficiale Nato, ex tessera 2191 nella P2 di Licio Gelli, per 24 anni presidente della potentissima sede del Rotary di New York, sospettato da alcuni magistrati di essere stato un agente dei servizi segreti americani in Calabria, è recluso nel carcere di Reggio Calabria a causa dei braccialetti elettronici esauriti e quindi non più disponibili.
Nei confronti di Balestrieri - cittadino statunitense dal 1981 -pende l'accusa della Dda di Reggio Calabria (indagine Maestro del 22 dicembre 2009) di concorso esterno in associazione mafiosa per aver favorito, pur senza farne organicamente parte, la 'ndrina Molè di Gioia Tauro (Reggio Calabria). La difesa di Balestrieri (l'avvocato Francesco Ciabattoni del Foro di Ascoli Piceno) aveva fatto istanza di liberazione ma il Gip del Tribunale di Reggio Calabria, pochi giorni fa, nel respingerla, ha optato per gli arresti domiciliari con obbligo di indossare il braccialetto elettronico. La Toscana era pronta ad accogliere (in una residenza di famiglia) il cittadino italo americano ma la locale stazione dei Carabinieri (delegata) è sprovvista del marchingegno. L'attesa sarà lunga visto che - come noi de Il Garantista anticipammo l'anno scorso - i braccialetti sono esauriti.
L'intesa tra la Telecom e il ministero della Giustizia - che a questo punto potrebbe richiedere una revisione -prevedeva la fornitura contemporanea di un massimo di 2mila braccialetti e in questo momento risulta siano tutti già assegnati. La quantificazione dei braccialetti che Telecom Italia si è impegnata a fornire al ministero della Giustizia risale all'accordo siglato con l'allora ministro Angelino Alfano, dopo uno studio ad hoc commissionato sull'applicabilità della misura. Il dispositivo viene gestito dalla centrale operativa grazie a un'infrastruttura di telecomunicazioni a larga banda messa a disposizione da Telecom.
Il sistema fornito dall'operatore provvede anche all'assistenza 24 ore su 24, 365 giorni all'anno (dal momento che potrebbero rendersi necessarie installazioni o controlli anche nei giorni festivi o di notte, a seconda delle necessità dell'autorità giudiziaria), e l'aggiornamento dei software agli standard più avanzati. Il braccialetto elettronico, che si applica alla caviglia, è composto anche da una centralina, che ha la forma di una radiosveglia, che va installata nell'abitazione in cui deve essere scontata la condanna. Un devi ce che riceve il segnale dal braccialetto e lancia l'allarme per eventuali tentativi di manomissione e in caso di allontanamento del detenuto.
Il business dei braccialetti elettronici nasce nel 2001 da un accordo di due illustri membri dell'allora governo Amato: l'ex ministro dell'Interno, Enzo Bianco, e l'ex Guardasigilli, Piero Fassino, oggi sindaco di Torino. Ma dei ben 400 dispositivi elettronici che il Viminale ha noleggiato dalla Telecom, solo 11 erano stati utilizzati: in poche parole, per una decina di braccialetti utilizzati, si impose una spesa pubblica di circa 11 milioni di euro all'anno per un affare complessivo da 110 milioni di euro. Uno spreco abnorme. Un gap risolto dalla ex ministra Cancellieri tramite un decreto del 2013, il quale obbliga l'utilizzo dei braccialetti per chi sia agli arresti domiciliari. Ma risolto un problema, se ne è creato un altro: i dispostivi sono pochi e quindi esauriti.










