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di Margherita Grassi

Corriere della Sera, 10 febbraio 2024

La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per i dieci agenti della Polizia penitenziaria accusati di tortura, lesioni e falso: la denuncia del detenuto. “Vengano processati per tortura, lesioni e falso”. Lo chiede la procura di Reggio Emilia per dieci agenti di Polizia penitenziaria. Il pm Maria Rita Pantani ha depositato istanza di rinvio a giudizio e l’udienza preliminare è stata fissata per il 14 marzo. Tutto questo avviene al termine delle indagini preliminari di cui si era avuta notizia lo scorso luglio, non senza che la cosa provocasse choc.

La denuncia di un detenuto: “Incappucciato e picchiato” - All’epoca la Procura, ottenendo per gli indagati alcune misure cautelari - cui otto dei dieci devono ancora sottostare -, spiegava il perché dell’inchiesta, scattata dopo la denuncia di un detenuto vittima di violenza. Un episodio che sarebbe avvenuto in parte sotto l’occhio elettronico delle telecamere del carcere di Reggio. Gli agenti - tutti uomini e con incarichi diversi, chi in servizio da vari anni e chi da poco - avrebbero incappucciato l’uomo, un 41enne di origine tunisina, con una federa; poi lo avrebbero gettato a terra sul pavimento e a quel punto sarebbero scattate le botte.

L’avvocato: “Immagini agghiaccianti e inaccettabili” - “Sono immagini agghiaccianti e inaccettabili, una violenza gratuita contro un uomo solo, privato della libertà, incappucciato, ammanettato e a terra. Ci tengo a sottolineare il lavoro della Procura di Reggio Emilia, che con la dovuta tempestività e determinazione ha svolto le indagini ed estrapolato quanto ripreso dalle telecamere interne, che altrimenti avremmo perso”. Così l’avvocato Luca Sebastiani, avvocato del detenuto vittima del pestaggio di cui sono accusati agenti della penitenziaria del carcere di Reggio Emilia.

L’aggressione dopo un colloquio per motivi disciplinari - Calci e pugni, mani e piedi tenuti fermi, “passeggiate” sul corpo con gli scarponi d’ordinanza. Il 41enne sarebbe stato denudato e sollevato, picchiato ancora, condotto in cella di isolamento e lasciato lì per un’ora. Era il 3 aprile 2023: 4 giorni dopo l’uomo sporse denuncia. Il gip che autorizzò la sospensione per alcuni agenti parlò di un comportamento, da parte dei poliziotti, “brutale, feroce e assolutamente sproporzionato”. Secondo le indagini, il detenuto venne aggredito subito dopo essere stato a colloquio col direttore del carcere per motivi disciplinari.

La polemica politica sul caso e le critiche - L’episodio era stato citato anche dalla senatrice Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, morto per le conseguenze di un pestaggio, nella sua visita al carcere di Reggio avvenuta proprio lo scorso aprile. “Ho potuto constatare con i miei occhi le drammatiche condizioni in cui vivono i reclusi in quel carcere - aveva poi detto la senatrice apprendendo dell’inchiesta - Ringrazio la procura per il prezioso lavoro. Se mai ce ne fosse bisogno, questa è l’ennesima dimostrazione dell’importanza di aver approvato una legge che punisse la tortura nel 2017. Le carceri dovrebbero essere luoghi rieducativi, ma purtroppo sono vere e proprie bombe ad orologeria pronte ad esplodere”.

Le accuse ai dieci agenti della Polizia penitenziaria - Tre dei dieci per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio sono indagati anche per falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale: l’ipotesi accusatoria è cha abbiano falsificato delle relazioni, raccontando di aver agito così perché il detenuto aveva opposto resistenza e aveva con sé delle lamette. Ma nulla di tutto questo risulterebbe alla procura.