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di Alessandra Codeluppi

Il Resto del Carlino, 29 luglio 2023

La Procura dispone e affida ai periti un accertamento tecnico sui cellulari di 14 poliziotti della penitenziaria. Si faranno nuovi approfondimenti investigativi sul caso del detenuto 40enne che, secondo la tesi d’accusa, avrebbe subito tortura il 3 aprile dagli agenti della polizia penitenziaria all’interno del carcere di Reggio. La Procura ha infatti disposto un accertamento tecnico irripetibile sui cellulari sequestrati agli indagati il 13 luglio - giorno in cui sono state applicate loro le misure coercitive e interdittive - per scandagliarne la memoria. Sott’inchiesta sono finiti quattordici uomini: il giudice per le indagini preliminari Luca Ramponi ha disposto la sospensione dai pubblici uffici per un anno per otto persone, per le quali è formulato il reato di tortura, e per dieci mesi per altre due, oltre all’obbligo di firma cumulativo per cinque agenti. Nei giorni scorsi il gip ha poi revocato la misura interdittiva di durata annuale per un giovane che si era sottoposto all’interrogatorio di garanzia decidendo - l’unico fra tutti - di rispondere alle domande, dicendo di aver agito in modo corretto. Alla base delle accuse mosse, all’interno del fascicolo coordinato dal pubblico ministero Maria Rita Pantani, vi è la denuncia sporta dal detenuto, che ha trovato riscontro, a detta della Procura, sia nei filmati delle telecamere interne sia nelle testimonianze di operatori e altri detenuti.

Ora si aggiungeranno altre verifiche sui cellulari, che sono state affidate alla polizia scientifica di Bologna, a partire dal 21 agosto. Le altre parti potranno a loro volta nominare consulenti tecnici oppure chiedere di fare un incidente probatorio davanti al gip. La vicenda è nata quando il detenuto è uscito dalla stanza della direttrice dopo che per lui era stato deciso l’isolamento per condotte che avrebbero violato il regolamento del carcere. Sarebbe stato incappucciato con una federa di un cuscino, messo a terra e preso a pugni e pedate, sollevato a mezz’aria e denudato; poi picchiato una seconda volta. Si sarebbe autolesionato con i pezzi del lavandino rotto poco prima per attirare l’attenzione, finché un medico e un detenuto non sono accorsi in suo aiuto.