di Stella Bonfrisco
Il Resto del Carlino, 26 aprile 2026
Il 35enne georgiano doveva scontare una pena inferiore a cinque anni. Sarebbe stato spostato alla Rems a causa di gravi problemi psichiatrici. Si è suicidato venerdì sera, intorno alle 21, nel carcere della Pulce, un uomo di nazionalità georgiana. Aveva 35 anni. Si trovava nell’articolazione per la tutela della salute mentale (Atsm), dove era rientrato da un paio di giorni dopo essere stato sottoposto a Trattamento sanitario obbligatorio. Il prossimo 27 aprile avrebbe avuto l’udienza con il giudice di sorveglianza per il trasferimento in una Rems. L’uomo aveva da scontare una pena lieve, inferiore ai cinque anni.
“Ormai i suicidi in carcere - ha commentato il garante regionale per i detenuti Roberto Cavalieri - hanno raggiunto dimensioni inimmaginabili. In questo caso colpisce che il trentacinquenne si trovasse in una sezione che ospita un limitato numero di persone, che non soffre di sovraffollamento. Ma quando di tratta di suicidio la questione non è mai preventivabile e i segnali non sempre sono di facile lettura”.
“So che era un ragazzo con gravi problemi psichiatrici - spiega la garante del carcere di Reggio Emilia, Francesca Bertolini - che stava attraversando un grave stato di sofferenza. I reati che aveva commesso erano chiaramente legati al suo disagio psichiatrico. La madre e il fratello, che vivono nel reggiano, gli erano vicino, si occupavano di lui e lo sostenevano nel percorso di cura. Aveva una famiglia unita, che non lo aveva mai abbandonato. Anche il soggiorno al diagnosi e cura non è stato sufficiente per alleviare il suo stato di grande sofferenza. Si stava infatti lavorando per spostarlo alla Rems, perché era evidente che il carcere non era un luogo in cui potesse vivere”.
A dicembre 2025, alla Rems di Reggio Emilia - unica struttura di questo tipo in tutta la regione - si era tolto la vita un ragazzo indiano di 24 anni. La struttura di Reggio Emilia rappresenta il massimo valore sanitario e sociale che una regione può dare a persone con problematiche psichiatriche e che hanno inconsapevolmente compiuto reati. In generale il dato dei suicidi in carcere è in flessione, a livello nazionale. Da 96 nel 2024 a 76 nello scorso anno. Ma questi numeri non devono rassicurare affatto, perché il suicidio rimane sempre il termometro del disagio e del dolore in carcere.











