stampareggiana.it, 14 ottobre 2026
Al via “InContact - Family Contact fra carcere e comunità”, il progetto promosso da XL aps con Comune e Caritas Diocesana. Attraverso danza, movimento e gioco, due percorsi paralleli - fuori e dentro il carcere - lavoreranno sulla relazione genitori-figli e sul superamento dei pregiudizi legati alla detenzione. Le esperienze confluiranno in un momento conclusivo condiviso tra carcere e territorio. Ridare valore alla relazione tra padri detenuti e figli e rafforzare, attraverso la genitorialità, il legame tra carcere e comunità per superare lo stigma sociale e promuovere il reinserimento nella società.
Nasce con questi obiettivi “InContact - Family Contact fra carcere e comunità”, il progetto promosso da XL aps in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia e Caritas Diocesana, che prende il via in questi giorni. Sono infatti aperte le iscrizioni alle attività, che si configurano come due percorsi laboratoriali paralleli basati sul movimento e la danza che, nelle prossime settimane, coinvolgeranno padri detenuti e padri al di fuori del carcere, pronti a mettersi in gioco nella relazione con i loro figli.
“InContact è un progetto di grande valore umano e sociale, perché mette al centro il diritto dei bambini e delle bambine a mantenere un legame significativo con i propri genitori anche durante la detenzione - dice l’assessora alla Cura delle persone Annalisa Rabitti -. Attraverso il linguaggio del corpo, del movimento e della relazione, si crea uno spazio di incontro autentico che aiuta a ricostruire affetti, fiducia e appartenenza. Costruire ponti tra carcere e comunità significa investire nelle relazioni, contrastare lo stigma e promuovere percorsi di inclusione che generano benessere per tutta la collettività”.
“Caritas - dice il direttore Andrea Gollini - promuove e sostiene fattivamente il progetto nella convinzione che spazi così strutturati possano incidere positivamente sul benessere di quanti sono privati della libertà, dando loro strumenti nuovi per approfondire l’essere genitori e per curare meglio la relazione con i propri figli. Contestualmente, riconosce l’importante valore sociale dell’iniziativa che, attraverso il coinvolgimento attivo del territorio, contribuisce a ridurre le distanze tra il dentro ed il fuori, a lavorare sul pregiudizio, a costruire legami di prossimità a beneficio dell’intera società”.
“InContact” prende le mosse da una riflessione sul tema della genitorialità durante la detenzione, emersa dal confronto con l’area educativa del Carcere di Reggio Emilia, sulla necessità di individuare nuove forme di contatto tra genitori e figli. Normalmente il rapporto tra padri e figli viene infatti confinato nel tempo circoscritto e non esclusivo del colloquio settimanale, con un conseguente sfilacciamento delle relazioni che incide sia sul diritto del genitore all’affettività, ma soprattutto su quello del minore a intrattenere un rapporto vero e profondo con il padre. Partendo da questo assunto, il progetto “Incontact” vuole avviare un percorso che permetta l’incontro tra adulti e minori utilizzando linguaggi differenti da quelli della comunicazione quotidiana, per mettere al centro il corpo e i suoi linguaggi espressivi come strumenti in grado di favorire relazione, ascolto e incontro.
Il percorso - ideato e condotto da Laura Matano, coreografa e performer, Cecilia Olivi, mediatrice esperta e Jessica Incerti Telani, videomaker e collagista - si configura come una serie di incontri/laboratori e sarà articolato in due moduli paralleli. Il primo sarà rivolto ai genitori detenuti e ai loro figli, mentre il secondo coinvolgerà famiglie e minori del territorio. Gli incontri saranno basati sul metodo family contact, in cui il corpo e i suoi linguaggi espressivi - movimento, danza, gioco e contatto - diventano le condizioni perché la relazione possa essere vissuta e ricostruita, soprattutto laddove la detenzione ha introdotto una distanza fisica, emotiva e sociale. Particolare attenzione sarà dedicata anche alle pratiche umanistiche di ascolto e dialogo, intese come strumento per favorire momenti di riflessività e di riconoscimento reciproco e per affrontare lo stigma sociale legato all’esperienza della detenzione. La relazione tra genitori e figli diventa così un possibile punto di partenza per costruire nuove forme di partecipazione e di appartenenza alla comunità.
Il progetto si realizzerà con le stesse modalità nel contesto carcerario e in quello territoriale: i due percorsi confluiranno successivamente in un momento conclusivo integrato, con l’obiettivo di creare un collegamento concreto tra l’esperienza vissuta all’interno del carcere e la comunità. “InContact” nasce quindi con l’obiettivo di creare un ponte tra carcere e territorio, partendo da una relazione fondamentale come quella tra genitori e figli e utilizzando l’esperienza della genitorialità come spazio di dialogo e di costruzione di nuove relazioni. Il progetto e il calendario delle attività verranno presentati il prossimo 22 ottobre alle ore 21 presso il salone del Centro Querce di Mamre della Caritas Diocesana (via Adua 83) nel corso di un incontro che sarà fruibile anche online: per iscriversi è sufficiente inviare una email a









