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di Giulia Benvenuti

Il Resto del Carlino, 19 giugno 2026

L’avvocato Carmine Migale, che in aula ha rappresentato l’associazione Yairaiha, che si occupa della tutela dei diritti umani, come quelli delle persone private della libertà personale. “Esprimiamo soddisfazione per la nostra ammissione al processo quale parte civile. Nonostante il percorso di giustizia riparativa intrapreso dalle parti, riteniamo che la nostra partecipazione sia fondamentale”. Così l’associazione Yairaiha, che si occupa della tutela dei diritti umani, rappresentata ieri in aula dall’avvocato Carmine Migale nel processo che vede imputati un medico e un’infermiera dell’istituto penitenziario di Reggio. La vicenda riguarda il decesso di Giuseppe Convertino, 39enne affetto da problemi di tossicodipendenza morto il 10 aprile 2022 appena ventiquattr’ore dopo il suo ingresso alla Pulce.

Lorena e Lorenza Incerti, madre e zia di Convertino, sono state rappresentate dai legali Gianluca Tallarico ed Emanuel Napoleone: avendo trovato un accordo transattivo, non si costituiranno parte civile. L’uomo sarebbe deceduto per un edema polmonare emorragico causato da insufficienza respiratoria, a sua volta provocata da un’intossicazione acuta da metadone. L’impianto accusatorio contesta al medico la prescrizione una dose iniziale di 100 milligrammi di metadone, definita dalla procura “macroscopicamente errata”, oltre a un’errata procedura di visita basata solo sulle dichiarazioni del detenuto. La posizione dell’infermiera è legata alla presunta mancata rilevazione tempestiva dell’overdose. I due sono rappresentati in aula dai legali Maria Vittoria Prati e Paolo Gramoli: hanno chiesto il rito abbreviato, condizionato anche dal fatto di aver concluso con successo un percorso di giustizia ripartiva assieme ai familiari del deceduto.