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di Alessandra Codeluppi

Il Resto del Carlino, 2 dicembre 2025

Faranno un percorso di giustizia riparativa il medico e l’infermiera imputati di omicidio colposo per la morte di Giuseppe Convertino, 39enne venuto a mancare il 10 aprile 2022 nel carcere della Pulce. Nella sua breve esistenza si condensarono la dipendenza da droga e alcol più qualche problema con la giustizia, soprattutto furti per pagarsi le sostanze. Entrò nel carcere di Reggio il giorno prima della morte: non emersero segni di violenza, ma la famiglia chiese un’autopsia. Risultò che il 39enne morì per edema polmonare emorragico dovuto a un’insufficienza respiratoria: la causa fu un’intossicazione acuta da metadone.

Il pm Stefano Finocchiaro ha chiesto il rinvio a giudizio per i due professionisti accusati di omicidio colposo in cooperazione nell’esercizio dell’attività sanitaria. Davanti al giudice Matteo Gambarati è iniziata l’udienza preliminare, ora sospesa a seguito dell’iter che sarà seguito dagli imputati e rinviata a maggio, quando si verificherà l’esito del loro percorso e avverrà la scelta del rito processuale.

È stato il pm Finocchiaro, in base alle peculiarità che caratterizzano la vicenda, a proporre l’accesso alla giustizia riparativa, che prevede la partecipazione della vittima e del presunto responsabile alla risoluzione delle questioni emerse dall’illecito, in genere con l’aiuto di un mediatore. In aula giovedì c’erano due donne, a chiedere giustizia per il 39enne. La madre Lorena Incerti aveva inviato una lettera al nostro giornale che aveva di recente sollevato il caso: “Non spegnete i riflettori su questo dramma sociale”, aveva scritto. Lei e la sorella Lorenza hanno criticato la gestione di Convertino in carcere e aggiunto che si sarebbero aspettate una parola di conforto dagli imputati. La zia si è definita, ripensando al 39enne, “una seconda madre”. Le due parenti sono assistite dagli avvocati Tommaso Creola, Emanuel Napoleone e Gianluca Tallarico: “Da quando Giuseppe è morto - dice Napoleone - solo la Procura ha dimostrato vicinanza alla famiglia”. Gli avvocati Paolo Nello Gramoli per l’infermiera e Cosimo Zaccaria per il medico si sono associati alla richiesta del pm: i loro assistiti inizieranno il percorso al centro ‘Anfora’.

“La scelta della giustizia riparativa - dichiara Zaccaria - ha lo scopo importante di rasserenare il contesto e favorire una reciproca comprensione delle parti. Il rispetto per Covertino e i suoi familiari non è mai stato messo in discussione. Sul piano processuale ribadiamo l’estraneità del medico a questa triste vicenda”. In aula era presente l’avvocato Vito Daniele Cimiotta per Yairaiha onlus, associazione con sede a Cosenza che si era costituita parte civile anche nel processo reggiano con imputati agenti della polizia penitenziaria per tortura a un carcerato, reato riqualificato nella sentenza di primo grado in abuso di autorità: “Siamo pronti a costituirci parte civile anche nel procedimento per Convertino”, annuncia il legale.