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di Alessandra Codeluppi

Il Resto del Carlino, 19 febbraio 2025

Per il giudice non fu tortura, il legale Conti dopo la derubricazione: “Ci fu un eccesso nell’uso della forza, ma il detenuto era aggressivo”. Il Sappe: “Serve una riforma del codice penale su quel reato”. Gli agenti sono al momento sottoposti solo a una sospensione cautelare amministrativa dalla loro attività, che era stata decisa dall’articolazione ministeriale di competenza in base alla grave contestazione che era stata mossa e all’entità della pena prevista. Ma dopo la riformulazione fatta nella sentenza di primo grado dal giudice Silvia Guareschi, e le pene molto più contenuta di quelle chieste dal pubblico ministero Maria Rita Pantani, ora gli agenti potrebbero chiedere di rientrare in servizio.

Questa è l’intenzione che manifestano i due assistiti difesi dall’avvocato Alessandro Conti: “Ora l’accusa più grave è stata derubricata e sono state decise pene modeste. In base ad alcuni precedenti simili, crediamo che per loro sia possibile tornare al lavoro. Inoltreremo dunque un’istanza - dichiara Conti - al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria di Roma”.

Agli agenti sono state comminate condanne dai 2 anni (uno solo) a 4 mesi, tutte con pena sospesa per cinque anni e non menzione nel casellario. “Mi riservo di leggere le motivazioni per poi valutare il ricorso in Appello”, dice il legale, che definisce comunque “equilibrato” il verdetto: “Il gup ha dato una giusta interpretazione dei fatti nonostante la pressione mediatica e i valori in campo”. Secondo Conti, “ci fu un eccesso nell’uso della forza, ma il detenuto era aggressivo e fu trasferito più volte. Nel panorama nazionale il carcere di Reggio è considerato ottimo sul piano socializzante, medico e alimentare”. Dello staff difensivo facevano parte anche gli avvocati Federico De Belvis, Nicola Tria, Sinuhe Curcuraci, Luigi Marinelli, Pier Francesco Rossi e Carlo De Stavola.

Interviene anche il sindacato di polizia penitenziaria Sappe, rappresentato a Reggio dall’ispettore Michele Malorni, che chiede una riforma governativa: “Prendiamo atto della sentenza di Reggio e auspichiamo che in Appello possa essere riformata in modo più favorevole per i colleghi. Apprendiamo con molto favore - affermano Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe e Francesco Campobasso, segretario nazionale - che l’ipotesi di tortura è decaduta, come peraltro già avvenuto anche in un altro recente processo, a Trapani. Ciò dimostra che quello che noi diciamo da tempo è vero: la necessità di rivedere l’articolo 613 bis del codice penale (reato di tortura), mal formulato, perché non in linea con la convenzione Onu che enuncia un reato di scopo, le cui azioni dovrebbero essere finalizzate a estorcere confessioni oma punire qualcuno. Purtroppo l’attuale formulazione della norma replica sostanzialmente fattispecie meno gravi, già presenti nel nostro codice. Ciò consente l’applicazione di misure cautelari che pesano come un macigno sulla vita dei nostri colleghi e che non sarebbero giustificate da una diversa previsione normativa. Confidiamo pertanto nell’azione riformatrice del governo”.