sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Alessandra Codeluppi

Il Resto del Carlino, 19 febbraio 2025

Parla la cognata del carcerato vittima delle percosse: “Vorrei che il ministro Nordio intervenisse”. “Come familiare, ma soprattutto come cittadina sono delusa. La sentenza di ieri è stata una sconfitta per tutti, per noi familiari ma anche per lo Stato e vorrei che il ministro Nordio intervenisse”. È l’amaro commento della cognata del detenuto tunisino vittima di un pestaggio ad opera di agenti della polizia penitenziaria, il 3 aprile 2023 nel carcere di Reggio Emilia. Fatto per cui lunedì c’è stata la sentenza di primo grado, in abbreviato: la gup Silvia Guareschi ha riqualificato le accuse di tortura e lesioni in abuso di autorità contro detenuto e percosse aggravate, condannando i dieci imputati, ma a pene da quattro mesi a due anni, molto più basse di quelle chieste dalla Procura.

“Auspicavo - dice la cognata - una sentenza esemplare. Mi sembrava che anche da parte dei sindacati di polizia penitenziaria ci fosse una collaborazione per la ricerca della verità, a tutela di tutti. Invece è stata negata l’evidenza. I video sono palesi: oltre al cappuccio in testa, mio cognato è stato spogliato e picchiato senza motivo e siamo fortunati che non ci ha rimesso la vita. Con questa sentenza la giudice ha espresso il suo consenso a questa modalità operativa e la manifestazione di gioia (dopo la sentenza, da parte di imputati e loro familiari, ndr) mi dà la conferma che questo è un modus operandi. È una beffa anche per chi opera nella legalità: come lavoreranno ora gli operatori che seguono le regole dopo che questa gente l’ha fatta franca? Io non voglio schierarmi, c’è una grande parte di agenti che agiscono correttamente rispettando regole e protocolli. Ma questa sentenza ha sbeffeggiato anche loro”.

Commenta con amarezza anche l’associazione Yairaiha onlus, assistita dall’avvocato Vito Daniele Cimiotta, che si era costituita parte civile: “Ci lascia sbigottiti la derubricazione del reato di tortura in quello di abuso di autorità. È vero che c’è un riconoscimento di responsabilità in capo agli agenti di polizia penitenziaria, però ritenere che incappucciare un uomo con una federa è solo abuso di autorità, sembra molto riduttivo. In ogni caso attenderemo le motivazioni per comprendere quale sia stato l’iter logico che ha portato ad una simile decisione. Gli agenti sono stati condannati per percosse aggravate e non anche per lesioni. Anche questo mi lascia abbastanza perplesso. Il video ha mostrato immagini inaccettabili: un uomo incappucciato con una federa stretta al collo, sgambettato e ripetutamente colpito con calci e pugni, anche quando era già a terra per poi essere nuovamente picchiato e lasciato nudo dalla cintola in giù per oltre un’ora. Questo emerge dal video, ognuno interpreti a modo proprio. Un comportamento che non solo viola i diritti fondamentali della persona, ma getta un’ombra sulle istituzioni che dovrebbero garantire la legalità e la sicurezza per tutti, detenuti e operatori”.