di Luciano Salsi
La Gazzetta di Reggio, 21 gennaio 2015
"Entro il 31 marzo i pazienti per i quali non sono previste le dimissioni saranno trasferiti, come prevede la legge, nelle cosiddette Rems, le residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza attualmente situate nell'azienda Ausl di Bologna e Parma, in attesa del completamento dei lavori della struttura di Reggio Emilia. In questi giorni sono già stati attivati i contatti con le altre Regioni, che dovranno farsi carico dei pazienti non residenti in Emilia-Romagna e attualmente ospitati a Reggio".
Dopo la relazione alla Camera del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, è il sottosegretario alla presidenza della Regione, Andrea Rossi, a tracciare le tappe che potrebbero portare nell'arco di poco più di un mese alla chiusura dell'Opg di via Settembrini, l'unica struttura presente nella nostra regione.
Sei strutture in Italia. L'Emilia-Romagna sta arrivando quasi puntuale all'appuntamento del 31 marzo, data fissata dalla legge 9 del 2012 per la chiusura dei sei ospedali psichiatrici giudiziari esistenti in Italia. Oltre a Reggio, infatti, le strutture sono presenti soltanto in altre cinque città italiane: Castiglione delle Stiviere (nel Mantovano), Barcellona Pozzo di Gotto (in provincia di Messina), Montelupo Fiorentino (in provincia di Firenze), Napoli e Aversa (nel Casertano).
Le Regioni devono adeguarsi. Se tutto dipendesse soltanto dalla nostra Regione, non ci sarebbero problemi ad abolire l'Opg di via Settembrini, la cui inadeguatezza è sottolineata dai due recentissimi casi tragici, la morte del ventinovenne soffocato da una bistecca, e il suicidio di un cinquantenne.
Il fatto è, però, che sui 146 detenuti che vi erano rinchiusi alla fine del 2014 (ora sono 141) meno di una trentina sono destinati ad essere presi in carico dal servizio sanitario dell'Emilia-Romagna, dove sono residenti, per i quali sarebbero già stati predisposti piani di assistenza individuali.
Degli altri internati - dai quali bisogna escludere anche una cinquantina di detenuti che verosimilmente verranno trasferiti in carcere o in altre strutture dove scontare la pena - devono prendersi cura le altre regioni in cui risiedono, che però non sono tutte ugualmente pronte. E già da due settimane da viale Aldo Moro sono partite lettere indirizzate alle altre Regioni per portare avanti un progetto che vede l'Emilia-Romagna pronta al cambiamento.
Nuove proroghe? È possibile, quindi, che il reparto di via Settembrini continui ad ospitarli, se il Parlamento approverà una nuova proroga della chiusura degli Opg, già destinati alla soppressione il 31 marzo 2013 e poi entro il 31 marzo dell'anno scorso.
Lavori in via Montessori. "La Regione - spiega Daniela Riccò, direttore sanitario dell'Ausl - sta predisponendo quanto serve per attuare in ogni caso le disposizioni di legge. Anche oggi (ieri per chi legge, ndr) Gaddomaria Gaddi, direttore del dipartimento di salute mentale e dipendenze patologiche, si è recato a Bologna per mettere a punto il piano. La volontà generale è quella di rispettare la scadenza, poiché gli Opg sono realtà indegne. I trenta reclusi verranno provvisoriamente sistemati nelle province di Bologna e Parma, in attesa che venga realizzata a Reggio in via Montessori, in un'area di proprietà dell'Ausl, la nuova Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza".
StopOpg dice "no". Non è questa, tuttavia, una soluzione da tutti condivisa. L'associazione Stopopg, che si ispira integralmente alle teorie di Franco Basaglia, il padre della riforma psichiatrica e dell'abolizione degli ospedali psichiatrici, vi si oppone, considerando le Rems una sorta di minimanicomi. A loro avviso i reclusi dovrebbero essere immediatamente trattati come gli altri malati psichiatrici, che vivono in famiglia o nelle comunità.
La Regione, pur mirando a perseguire questo risultato, si propone di arrivarci gradualmente. "È dal 2008 - riferisce la dottoressa Riccò - che la legge affida la cura dei reclusi alle Ausl anziché ai medici dell'Opg. Il nostro personale psichiatrico interviene da allora con la sua professionalità, consentendo un numero rilevante di dimissioni e un miglioramento delle condizioni di vita".
Sempre meno affollamento. I numeri lo dimostrano. All'inizio l'Opg era sovraffollato. Oggi ospita un numero di persone quasi pari alla capienza di 131 posti letto. Nel 2008 aveva 275 reclusi, divenuti 295 nel 2010 e poi calati a 276, 224, 173 e a 171 un anno fa. Le dimissioni, dovute peraltro anche a ritorni in carcere, sono state 227 nel 2010 e poi 205, 245 e 156 nel 2013. Di questo passo l'Opg si sarebbe estinto spontaneamente. Purtroppo, però, vi sono stati portati detenuti da altre regioni. "In teoria - rileva la dottoressa Riccò - vi dovrebbero trovare posto soltanto quelli dell'Emilia- Romagna e delle altre tre regioni del bacino di pertinenza. Di fatto ce n'erano e ce ne sono molti provenienti dal resto d'Italia".
Tutta Italia a Reggio. Il primo gennaio 2014 se ne contavano in tutto 171. Ce n'erano 34 dell'Emilia-Romagna, che insieme ai 58 del Veneto, ai 6 del Trentino-Alto Adige, agli 8 del Friuli e ai 10 delle Marche completavano il bacino. Ce n'erano, però, anche 34 della Lombardia, 9 del Lazio e 30 di altre regioni. Per la nuova sistemazione di quelli dell'Emilia-Romagna erano stati stanziati un anno fa 17 milioni. "Inizialmente - spiega Daniela Riccò - si pensava a una struttura da 40 posti, oggi ridimensionata a 30.
Una spesa da 8 milioni. Sette o otto milioni, quindi, serviranno per la Rems di via Montessori, gli altri per adeguare le strutture di collocazione temporanea nelle province di Parma e Bologna. I progettisti, con cui abbiamo avuto un incontro ieri, hanno 60 giorni di tempo per presentare il progetto. Poi si emanerà il bando per l'affidamento dei lavori, che dovrebbero incominciare dopo l'estate".









