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di Damiano Aliprandi


Il Dubbio, 9 dicembre 2020

 

La visita del collegio del Garante. Problemi nell'articolazione psichiatrica dell'istituto penitenziario di Reggio Emilia. Assenza di spazi adeguati e con un difficoltoso percorso trattamentale nei confronti dei detenuti con patologie psichiche. Dopo aver parlato dell'Istituto di Parma - che ha una sua evidente complessità non solo perché comprende una Casa di reclusione e una circondariale, ma anche perché la stessa reclusione si articola in una pluralità di circuiti diversi, con spesso situazioni di incompatibilità tra di loro e la complessità sanitaria del centro clinico interno -, ora è la volta dell'istituto di Reggio Emilia.

Parliamo sempre della visita del Garante nazionale in Emilia- Romagna che ha riguardato la parte occidentale della regione. La delegazione - composta dall'intero collegio del Garante (Mauro Palma, presidente, e Daniela de Robert ed Emilia Rossi, componenti) e da sei membri dell'Ufficio - ha visitato diversi luoghi di privazione della libertà: dagli Istituti penitenziari, alla Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), alle camere di sicurezza delle varie forze di Polizia, inclusi i cosiddetti "locali idonei" introdotti dal "Decreto Sicurezza 2018" delle Questure, alle Residenze sanitarie assistenziali per persone anziane o con disabilità (Rsa e Rsd). Una visita senza dubbio complessa e articolata del territorio di Parma, Reggio Emilia e, parzialmente, Piacenza. Come ha descritto il Garante, anche il penitenziario di Reggio Emilia è caratterizzato da un numero elevato di circuiti detentivi che rende molto complessa la sua gestione.

Difficile la situazione della Articolazione per la tutela della salute mentale (Atsm), un reparto con un numero molto elevato di posti (46) in assenza di spazi adeguati. "A rendere ancora più critica la situazione - scrive l'autorità del Garante Nazionale - è la forte presenza di persone provenienti da fuori regione (16 attualmente) per le quali diventa molto problematica la presa in carico da parte del territorio di appartenenza".

Il Garante osserva che parliamo di un percorso di contenimento e armonizzazione del disagio mentale svincolato da una effettiva presa in carico territoriale centrata su una possibile connessione con la realtà esterna. Tale percorso rischia, infatti, di essere "del tutto teorico e di configurarsi come forma di internamento: la provenienza da diversi contesti regionali e la conseguente rescissione di ogni relazione con essi evidenzia tale rischio". Complessivamente, tuttavia, l'Istituto sembra indirizzato verso un nuovo inizio, attento alle esigenze trattamentali, lavorative e di connessione forte con il territorio, come da tempo si sentiva l'esigenza.

Altra visita riguarda la Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) di Casale di Mezzani, la quale è una struttura provvisoria, operante dal 2015, con dieci posti, tutti attualmente occupati. "L'attenzione all'inserimento dei pazienti in un percorso terapeutico continuativo è senz'altro uno degli aspetti positivi e certamente dovrà essere conservato anche quando la Rems sarà realizzata, come previsto da tempo, nella sua nuova sede regionale, più ampia e meno omogenea territorialmente", osserva sempre il Garante.

Molta attenzione è stata rivolta anche alle camere di sicurezza delle diverse forze di Polizia: dei Carabinieri, della Polizia di Stato e, nel caso di Reggio Emilia, della Polizia locale. In questo contesto il Garante ha visitato, tra l'altro, anche il Comando provinciale dei Carabinieri di Piacenza e la stazione Levante, in fase di ristrutturazione e attualmente appoggiata presso la caserma dei Carabinieri della Forestale. Per i particolari toccherà aspettare quando la relazione completa sarà pubblicata sul sito del Garante Nazionale delle persone private della libertà. Nel frattempo, come da prassi, sarà Il Dap a chiarire e prendere in considerazioni le osservazioni del Garante.