sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Alessandra Codeluppi

Il Resto del Carlino, 29 novembre 2023

“Trattamento inumano”. Respinto il ricorso, ribaditi lo stop dal servizio per un anno e l’obbligo di firma. Il tribunale: “Dai filmati nessuna prova di resistenza del recluso contro le guardie. Comportamento inadeguato e degradante. La perquisizione? Senza dignità”. Tortura aggravata perché commessa da pubblici ufficiali, con abuso di potere, violando la disciplina della loro funzione e causando lesioni. È il reato ipotizzato dal pubblico ministero Maria Rita Pantani a carico di 14 agenti della polizia penitenziaria indagati (per dieci erano state disposte inizialmente misure cautelari, poi per un agente revocata) per la condotta violenta che avrebbero tenuto verso un detenuto, un 40enne tunisino lo scorso aprile nella casa circondariale ‘La Pulcè di via Settembrini a Reggio. Tre di loro avevano impugnato l’ordinanza del gip Luca Ramponi al Riesame, che ha confermato lo stop dal pubblico ufficio per un anno e l’obbligo di firma quotidiano. Ecco cosa scrive il Riesame per uno di loro. La difesa ha sostenuto che l’azione fosse giustificata, al di là delle modalità esecutive, dalla personalità e dal contegno del detenuto, oltreché dalla resistenza verso gli indagati.

“La personalità e la condotta dovevano essere valutati dal consiglio di disciplina, e lo erano stati, tanto che gli era stata applicata l’esclusione dalle attività in comune”. Quanto alla resistenza agli agenti, “non c’è prova”. Per i giudici “si è dunque versato al di fuori del legittimo impiego della forza prevista dalla legge sull’ordinamento penitenziario, poiché dagli atti non emerge che lui abbia tenuto condotte di violenza o resistenza”.

Secondo il tribunale del Riesame, è pienamente condivisibile la valutazione del gip Luca Ramponi, cioè quella di “un trattamento inumano e degradante per la dignità: difficilmente si possono considerare diversamente le condotte, tutte emerse dai filmati, dell’avere incappucciato il detenuto con la forza, fatto cadere a terra con uno sgambetto e averlo tenuto immobilizzato a terra, schiacciandolo anche con gli stivali mentre veniva percosso. Poi avergli stretto il cappuccio al collo così da rendergli ancora più difficoltosa la respirazione, averlo denudato dalla cintola in giù; portato a braccia, sempre incappucciato a testa in giù, a mo’ di pacco, nella cella di isolamento; e averlo lasciato lì dove poi si è autolesionato, per più di un’ora, sempre nudo e senza assistenza medica”.

La difesa ha sostenuto che togliere i pantaloni sarebbe stato un gesto volto solo a privarlo di eventuali oggetti pericolosi. “Ma le perquisizioni personali devono essere fatte nel pieno rispetto della personalità e, dato che gli fu ritrovato solo un pacchetto di sigarette, non vi era necessità di lasciarlo senza mutande, abbandonate come i pantaloni nel corridoio, oltretutto per più di un’ora, comportamento inutilmente degradante e riconducibile alla tortura”. Stesso discorso per le percosse “inferte con pugni e calci al detenuto mentre era a terra”.