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di Alessandra Codeluppi

Il Resto del Carlino, 14 maggio 2024

Lo Stato non pagherà i danni per il brutale pestaggio al 44enne detenuto tunisino Intanto i dieci agenti imputati chiedono il rito abbreviato e offrono un risarcimento. Sit-in di Volt davanti al tribunale: “Perché il Comune non è costituito parte lesa?”. Il ministero della Giustizia fuori dal procedimento penale. Polemiche a sfondo politico contro il Governo. E l’offerta di un risarcimento da parte degli agenti penitenziari al detenuto che sono accusati di aver torturato. Sono rilevanti gli sviluppi emersi oggi nell’udienza preliminare sui dieci agenti della polizia penitenziaria accusati di tortura verso un tunisino 44enne che era detenuto nel carcere della Pulce, e anche di lesioni e falso in atto pubblico, per un episodio datato 3 aprile 2023.

Il gup Silvia Guareschi ha escluso il ministero della Giustizia come responsabile civile, cioè in qualità di soggetto chiamato a risarcire i danni nel caso in cui i poliziotti venissero condannati. L’avvocato Luca Sebastiani, che tutela il tunisino costituito parte civile, aveva ottenuto la citazione del dicastero di via Arenula, oggi rappresentato dall’avvocato dello Stato. Quest’ultimo ha sostenuto che il Ministero non ha avuto modo di partecipare agli accertamenti tecnici irripetibili promossi sui cellulari degli imputati, circostanza che a suo dire pregiudica la difesa dell’istituzione. Il pm Maria Rita Pantani, i legali degli imputati e delle parti civili (salvo il Garante nazionale del detenuto) si sono opposti, sostenendo che all’epoca di quegli accertamenti il Ministero non figurava neppure come parte e quindi era impossibile coinvolgerlo. Il giudice ha accolto la domanda del Ministero, escludendolo.

Davanti ai giornalisti, Sebastiani ha polemizzato: “Avremmo gradito che il Ministero si presentasse in doppia veste, cosa avvenuta nel procedimento per tortura a Santa Maria Capua Vetere, sia come parte civile sia come responsabile civile. Dopo le dichiarazioni del Guardasigilli Carlo Nordio, pensavamo e speravamo che il Ministero figurasse come danneggiato. E invece...”. Il riferimento è al Ministro Nordio che in febbraio, dopo aver premesso che occorreva aspettare il vaglio della magistratura, commentò i video delle telecamere del carcere che riprendevano il tunisino incappucciato con una federa, preso a pugni e poi denudato: “Provo sdegno e dolore, sono immagini indegne per uno Stato democratico”.

Sulla scia anche il titolare degli Interni Matteo Piantedosi: “Non sono cose accettabili”. Gli imputati (difesi dagli avvocati Alessandro Conti, Federico De Belvis, Nicola Tria, Luigi Marinelli, Sinuhe Curcuraci, Carlo De Stavola e Pierfrancesco Rossi) hanno domandato il rito abbreviato condizionato ad ascoltare in udienza preliminare il comandante della polizia penitenziaria facente funzioni, che era già stato sentito. Domanda su cui il gup si esprimerà nella prossima udienza in giugno, quando si definirà anche un altro significativo sviluppo emerso ieri: le difese hanno infatti chiesto tempo per fare un’offerta risarcitoria che poi il detenuto valuterà.

Le difese hanno anche chiesto di escludere una vicenda-fotocopia avvenuta nella prima metà del 2020, su cui il pm aveva già depositato documentazione: un detenuto nel carcere di Reggio sarebbe stato incappucciato e picchiato, e che avrebbe tenuto, a quanto emergerebbe, una lametta in bocca, poi portato nel carcere di Piacenza dove furono gli agenti penitenziari, vedendolo malmesso, a fotografarlo e a mandarlo all’ospedale. I legali degli imputati si sono opposti perché del fatto non devono rispondere i loro assistiti (in assenza di telecamere, è aperto un fascicolo di indagine contro ignoti), mentre le altre parti hanno invece rilevato l’importanza della vicenda per descrivere un certo tipo di contesto in cui si sarebbero usate anche modalità illegali: il giudice ha deciso di mantenerlo.

“Il video agli atti non offre possibilità di lettura alternativa alla tortura. Ho seguito tanti processi per questo reato, ma in questo caso emerge una lesione odiosa della dignità umana”, ha commentato Michele Passione (avvocato di parte civile per il Garante nazionale dei detenuti). Le difese hanno anche depositato una consulenza medica che ravvisa l’assenza di danni psichici per il detenuto. Respinta invece la richiesta di sentire la direttrice del carcere.

Un mese fa il giudice aveva tolto la sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio e servizio, ma sul rientro al lavoro si aspetta la decisione del Dipartimento di amministrazione penitenziaria. Ieri mattina si è anche tenuto il sit-in davanti al tribunale organizzato da Volt, con Silvia Panini, candidata alle Europee e alle attiviste Alessia Busani e Ilaria Gilioli: “Il Comune non si è nemmeno costituito parte civile, mentre l’assessore Tria figura come difensore di un imputato - attacca Busani. Abbiamo inviato una lettera al sindaco con più di cento firme: attendiamo risposta”.