di Francesca Chilloni
La Repubblica, 28 ottobre 2026
“Concorso in tortura”: quattro anni e sei mesi di reclusione per ciascuno dei cinque agenti della polizia penitenziaria, uomini fra 29 e 60 anni, imputati nel filone bis sul pestaggio di un detenuto tunisino, avvenuto il 3 aprile 2023 nel carcere della Pulce di Reggio. È la condanna chiesta ieri dalla pm Maria Rita Pantani (foto) nel processo con rito abbreviato davanti al giudice per l’udienza preliminare Matteo Gambarati. Chiesta anche l’esclusione delle attenuanti generiche: gli imputati non si sarebbero scusati né avrebbero offerto un risarcimento, neppure simbolico, alla parte civile. Secondo l’accusa, il detenuto sarebbe stato incappucciato con una federa stretta al collo; colpito con pugni, schiaffi e calci; spogliato e portato in isolamento.
Qui avrebbe subito altre violenze, restando nudo dalla cintola in giù per oltre un’ora, anche mentre sanguinava dopo essersi autoinflitto delle lesioni. A tre imputati si contesta di non aver fermato le violenze e di aver fatto da palo; agli altri due una partecipazione materiale in alcune fasi.
Dopo la pm sono intervenute le parti civili: l’avvocato Sebastiani per il tunisino; le associazioni per i diritti Antigone (avvocata Filippi) e Yairaiha (avvocato Passione), e Roberto Cavalieri, Garante regionale dei detenuti. Il processo è stato rinviato per la discussione delle difese, affidate agli avvocati Nicola Tria, Federico De Belvis, Alessandro Conti e Cosimo Zaccaria.
Nel febbraio 2025 il primo processo si era concluso con dieci condanne, fino a 2 anni, riqualificando la tortura in abuso di autorità contro detenuti. Due degli attuali imputati erano già stati condannati per falso.









