di Antonello Guerrera
La Repubblica, 28 maggio 2021
"In attesa dell'espulsione rilasceremo su cauzione". Dopo le polemiche per i cittadini europei chiusi in prigione prima di essere costretti a lasciare il Paese, parla il vice della titolare dell'Interno Priti Patel: "Nulla contro la Ue. Dopo la pandemia torneremo alla normalità, ma controllate le norme sanitarie e migratorie prima di mettervi in viaggio. Chi vive già nel Regno Unito non rischia niente. Record di italiani regolarizzati"
"Sì al rilascio su cauzione dei cittadini Ue in attesa dell'espulsione dal Paese, la detenzione è solo l'ultima alternativa", "europei e italiani sono benvenuti ma bisogna controllare le regole anche sanitarie, e non solo migratorie, prima di arrivare al confine Uk". E poi il record di italiani che si sono regolarizzat; se si rischia l'espulsione nel caso in cui non lo si faccia; e cosa fare per i colloqui di lavoro nel Regno Unito.
Kevin Foster è il viceministro dell'Interno con delega all'immigrazione, il secondo in lizza di comando all'Home Office dietro la falca euroscettica Priti Patel. In questa intervista esclusiva a Repubblica, Foster parla dopo il caso dei cittadini italiani ed Ue detenuti al confine britannico. Una vicenda che ha generato scalpore e inquietudine, come nel caso della 24enne italiana Marta Lomartire, detenuta per diverse ore in una prigione e senza effetti personali perché sequestrati, cellulare incluso "per non scattare foto". Ora però, nel giorno del record di applicazioni di cittadini italiani per il permesso di soggiorno post Brexit "Settlement Scheme" nel Regno Unito, per la prima volta parla un alto responsabile del Ministero dell'Interno britannico.
Viceministro Foster, ci conferma dunque che i cittadini italiani ed europei che arrivano al confine senza la giusta documentazione per lavorare non saranno detenuti in carcere?
"La "border force" decide sugli ingressi a seconda dei casi e normalmente prevediamo la detenzione di un migrante irregolare solo come ultima risorsa affinché l'espulsione si realizzi, o qualora fosse assolutamente necessario come nel caso di atti di criminalità. È qualcosa che accade in molti Paesi, Italia. inclusa. In più sono state a lungo in vigore le regole e restrizioni anti Covid, che tra l'altro hanno complicato ancora di più gli ingressi".
Quindi, una volta usciti dall'emergenza pandemica, questi episodi saranno molto più rari?
"Di norma, quando viene rifiutato l'ingresso per lavoro, si viene messi sul primo aereo di ritorno nel proprio Paese, a meno che non ci siano gravi reati o attività criminali legate alla persona che fa richiesta di entrare nel Regno Unito. Quando torneremo a una certa normalità post Covid, torneranno anche i tornelli automatici "e-gates" per i cittadini europei con passaporto per superare la frontiera britannica. Ma l'ultimo anno, oltre che per la fine della libera circolazione dopo la Brexit, è stato ancora più complesso anche per le norme e restrizioni sanitarie legate all'ingresso. Quindi invito i cittadini italiani ed europei, prima di viaggiare verso il Regno Unito, di controllare non solo le regole dell'immigrazione ma anche quelle di contenimento del Covid".
Ma il problema è che ragazzi e cittadini italiani ed europei incensurati come Marta sono stati trattati alla stregua di criminali alla frontiera, messi in prigione con cellulari e persino le medicine sequestrati. Perché tutto questo?
"Le regole in prigione sono diverse dai centri di detenzione. Detto questo, ciò non è capitato solo ai cittadini europei e italiani, per le cause che ho spiegato sopra, ma anche a canadesi, australiani, neozelandesi, cittadini di Paesi stretti alleati del Regno Unito. Non c'è nulla contro la Ue. Ma il ritorno alla normalità post Covid aiuterà anche questi processi alla frontiera ad essere più fluidi".
Nelle ultime settimane ci sono stati anche casi di cittadini europei e italiani respinti alla frontiera britannica nonostante avessero un colloquio di lavoro già fissato in Regno Unito.
"Sì, ma ripeto, i cittadini in ingresso devono anche controllare le restrizioni anti Covid in vigore. Se in questo momento non è permesso il turismo dalle nazioni in "lista gialla" (come Italia, Francia, Spagna, ndr) o rossa, anche se si arriva per un colloquio di lavoro bisogna sottoporsi a quarantena, ad alcuni test molecolari privati, esclusa qualche rara eccezione per tipologie di lavoratori (che potete trovare sul sito www.gov.uk, ndr). Per questo bisogna attenersi anche alle regole sanitarie in vigore, non solo di immigrazione, in questo caso legale per un colloquio. Altrimenti si rischia di essere respinti".
I cittadini italiani ed europei residenti in Regno Unito già prima della Brexit ma che, per un motivo o per un altro, non si sono ancora iscritti al programma "Settlement Scheme" per ottenere il permesso di soggiorno negli anni a venire, rischiano di essere incarcerati ed espulsi come i migranti Ue considerati irregolari negli ultimi mesi?
"No. Voglio essere chiaro su questo. Le regole per i nostri amici europei che vivevano qui in Regno Unito prima della concretizzazione della Brexit del 1 gennaio scorso le abbiamo scritte in modo flessibile proprio per evitare tutto questo. C'è tempo fino al 30 giugno per iscriversi e invitiamo tutti a farlo, anche se si è momentaneamente all'estero, perché è semplice e rapido mantenere i diritti acquisiti. Per coloro che non ce la facessero, in casi particolari possiamo essere flessibili anche per 10, 12, 13 anni, come per esempio nel caso di bambini europei che hanno sempre vissuto qui ma che per qualche motivo non sono stati registrati dai loro genitori o tutori. Questo per dire che, se qualcuno ha il diritto di rimanere in Regno Unito e dimostra di avervi vissuto qui prima del 1 gennaio 2021, non sarà di certo cacciato, anche se sarà in ritardo".
Ma perché agli oltre 5 milioni di cittadini Ue che si sono già iscritti al Settlement Scheme non concedete anche un documento cartaceo che attesti la loro residenza regolare (di almeno 5 anni) nel Regno Unito?
"Perché abbiamo deciso di informatizzare il sistema come accade in molti altri Paesi, vedi Australia. I documenti cartacei potrebbero essere falsificabili. Con il nostro sistema, il proprio status è direttamente legato al passaporto o altro documento di identità, quindi non c'è problema".
Quanti italiani si sono iscritti sinora alla piattaforma "Settlement Status" per rimanere nel Regno Unito senza problemi e con tutti i diritti?
"Il dato che ho ricevuto oggi è oltre mezzo milione, una soglia cruciale. Per la precisione: 500.550. Il 56% di questi come residenza per almeno cinque anni e il resto di residenze permanenti. Siamo decisamente soddisfatti".
Oltre cinquecentomila è un numero enorme se pensiamo che fino a un anno fa italiani iscritti all'Aire nel Regno Unito erano "solo" in 350mila, il resto erano dunque "invisibili". Quante persone mancano all'appello secondo lei, ministro?
"Difficile dirlo. Prima della Brexit, con la libertà di movimento europea, non c'era un obbligo di registrarsi. Ma di certo la stragrande maggioranza degli italiani ora si è regolarizzata. E stiamo facendo di tutto, anche tramite associazioni che abbiamo finanziato come Stato, per raggiungere anche coloro più restii o che non lo hanno ancora fatto perché anziani in case di riposo o altri casi limite. Faremo il massimo per far regolarizzare tutti gli italiani già residenti nel Regno Unito per farli rimanere con noi"











