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di Federica Salvati

La Repubblica, 9 giugno 2022

Così i rifugiati che stanno per essere deportati in Ruanda gridano la loro disperazione. I rifugiati detenuti in Gran Bretagna che dovrebbero essere deportati in Ruanda hanno detto ad Al Jazeera di essere in sciopero della fame, mentre sentono a rischio la loro salute mentale, al punto da avere frequenti pensieri suicidi.

La soluzione-ruandese del Regno Unito per affrontare quella che è stata definita dal governo di Boris Johnson, “minaccia dei migranti” ha suscitato e suscita molte critiche, soprattutto dalle numerose organizzazioni umanitarie che si occupano del fenomeno planetario dell’emigrazione e dell’accoglienza dei rifugiati. Oltre tutto, stando alle ultime notizie, il premier britannico appare come un funambolo in procinto di perdere definitivamente l’equilibrio, anche dopo che il Parlamento ha respinto la mozione di sfiducia nei suoi confronti, per la storia dei festini a Downing Street durante la pandemia. Un voto che lo fa restare, sì, a capo del partito conservatore britannico, ma con spaccatura davvero molto ampia.

“Se mi costringono ad andare, mi ucciderò”. Il Regno Unito ha annunciato ad aprile il piano per espellere i richiedenti asilo offshore nella nazione africana. Il primo volo di espulsione partirà il 14 giugno prossimo. Ahmed, fuggito dalla Siria, ha raccontato ad Al Jazeera di essere uscito dal suo Paese dopo aver rifiutato di arruolarsi nell’esercito ed è arrivato nel Regno Unito senza documenti. Dovrà così essere espulso con il primo volo. “Sono scappato e sono arrivato nel Regno Unito attraverso i Paesi balcanici”, ha detto al telefono ad un giornalista Bashir Mohamed Caato di Al Jazeera il ventenne, detenuto presso il Colnbrook Immigration Removal Center vicino all’aeroporto di Londra Heathrow. “Purtroppo, il 20 maggio, il Ministero dell’Interno mi ha notificato la decisione e mi ha dato un biglietto per il Ruanda”. Ha detto che è in sciopero della fame per protestare contro la decisione, perché non capisce la ragione per cui viene mandato in Ruanda, date le differenze linguistiche e culturali. “Non vedo alcun motivo per andare in un Paese africano dove non ho parenti né famiglia, né conosco persone lì. Mi rifiuterò di andare, ma se il governo del Regno Unito insisterà sulla mia deportazione a Kigali e mi costringerà a salire sull’aereo, mi ucciderò”.

I due pesi e due misure in UE a favore degli ucraini. Gli immigrati hanno manifestato contro il programma di espulsione nei centri di immigrazione come Colnbrook. Ferhad, un detenuto curdo di 23 anni proveniente dall’Iran nello stesso centro, ha affermato che la prospettiva dell’espulsione è particolarmente cupa rispetto all’accoglienza europea per i rifugiati ucraini. Ora, quando sente un aereo volare sopra il centro, si sente nervoso. Anche lui è in sciopero della fame - si legge ancora su Al Jazeera - ed è in programma per il volo del 14 giugno. “Quando è iniziata la guerra in Ucraina, tutti gli ucraini sono stati accolti e trattati meglio”, ha detto. “Dato che siamo tutti rifugiati, non capivo perché sarei stato trasferito in Ruanda quando gli ucraini vengono accolti, ricevono una vita migliore, un riparo e tutto ciò di cui hanno bisogno. “Indipendentemente dalla nostra origine, siamo tutti esseri umani”.

È prevista la deportazione di 60 persone da Colnbrook. “Uccidedeci qui o lasciate che l’Iran ci uccida, invece di portarmi in Ruanda”, dicono in coro una quindicina di detenuti a Colnbrook, dove è prevista la deportazione in Ruanda di oltre 60 persone. Altri dovrebbero essere detenuti in altri centri di detenzione vicino a Londra. Al Jazeera ha contattato il Ministero dell’Interno per chiedere quante persone nel complesso dovrebbero essere espulse, ma un portavoce del dipartimento ha rifiutato di commentare. Tra il gruppo di detenuti con cui ha parlato il giornalista c’erano anche richiedenti asilo provenienti dall’Africa. Asim, un 25enne sudanese arrivato in Gran Bretagna all’inizio di maggio via Francia in barca, ha detto di aver rischiato la vita viaggiando attraverso la Libia e il Mar Mediterraneo per raggiungere il Regno Unito. Ma giorni dopo, il 17 maggio, “mi è stata data la decisione di mandarmi in Ruanda”, ha detto al telefono da Colnbrook. “Sono fuggito dal Darfur a causa del conflitto. Portarmi in Ruanda è contro i miei diritti umani fondamentali e per protestare contro questo sto facendo lo sciopero della fame”.