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di Dacia Maraini

Corriere della Sera, 28 ottobre 2025

Le idee per esistere hanno bisogno della ragione e la ragione è quella che ci permette di avvicinarci, in punta di piedi, calcolando il vicino e il lontano, alla realtà. Se abbandoniamo la ragione, cadiamo nel grande fosso dei sensi e delle emozioni dove ciascuno rivendica i suoi interessi e le sue necessità. Come si spiega che il linguaggio degli insulti e della denigrazione ha prevalso sul confronto delle idee? Perfino nel popolare gioco sportivo, quando uno dei contendenti perde una partita o un duello, va a dare la mano all’avversario. Si tratta di una prassi di civiltà. Perché non può avvenire nell’uso quotidiano, sia in politica che nei tanti praticati social?

Dobbiamo pensare che la denigrazione dell’avversario avviene quando mancano le idee per un confronto alla pari? O perché si ritiene che la forza delle parole brutali e offensive sia più vicina alla potenza fisica? O ancora perché si pensa che il confronto sia un modo per legittimare l’avversario, mentre l’insulto e la denigrazione lo delegittimano?

In un dialogo basato sull’offesa e la diffamazione ha la meglio chi è più sicuro di sé e più aggressivo. Si tratta di gettare a terra l’altro come avviene in una partita di boxe. Il pugno che meglio colpisce le parti sensibili è quello vincente. Ma dove vanno a finire le idee in tutto questo, nell’iperuranio platoniano? Ovvero in una bolla astratta che contiene e conserva lo spirito umano più vicino agli dei? Le idee per esistere hanno bisogno della ragione e la ragione è quella che ci permette di avvicinarci, in punta di piedi, calcolando il vicino e il lontano, alla realtà. Se abbandoniamo la ragione, cadiamo nel grande fosso dei sensi e delle emozioni dove ciascuno rivendica i suoi interessi e le sue necessità.

È lecito pensare che sia proprio questa cultura che rifiuta la ragione e il confronto a scoraggiare dal voto i giovani? Se non esiste un sistema di valori e di ideali condivisi a cui fare riferimento, perché votare. Se la politica diventa scontro di potere, ovvero abbattimento dell’avversario, come capire dove sta il giusto e l’ingiusto, il vero e il non vero? Il voto non esprime il mio bisogno di giudicare in base a idee e ragioni, sembra dirsi il cittadino poco attento… io posso divertirmi a guardare, magari anche partecipare da tifoso allo scontro, ma la cosa non riguarda la mia vita quotidiana e la mia chiarezza su ciò che è giusto e ciò che non lo è. La misura del giusto e del non giusto ce la danno la ragione e la fiducia nelle regole. Per questo è importante costruire un sistema di regole condivise e puntare sulla fiducia nel futuro.